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Energia solare in Spagna: prezzi a zero frenano i nuovi impianti

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Il boom dell’energia solare in Spagna sta producendo un effetto che pochi avevano messo in conto. L’elettricità prodotta dal sole è così abbondante da far crollare i prezzi all’ingrosso, e questa abbondanza rischia di mettere in difficoltà proprio chi vorrebbe costruire nuovi parchi fotovoltaici. Negli ultimi mesi, anche se di recente le bollette sono tornate a salire per diversi motivi, si è ripetuta con sempre maggiore frequenza una situazione curiosa: prezzi della luce a zero, a volte perfino sotto lo zero.

A prima vista sembrerebbe un’ottima notizia, perché significa che le rinnovabili immettono in rete così tanta energia da superare la domanda in certi momenti della giornata. Il quadro cambia parecchio se lo si osserva dal punto di vista di chi deve finanziare un nuovo impianto. Questa dinamica del mercato elettrico può infatti frenare gli investimenti futuri nel solare, e già adesso un numero crescente di progetti spagnoli non arriva mai a vedere la luce.

Energia solare in Spagna: come nascono i prezzi a zero e quelli negativi

Nel mercato all’ingrosso produttori e acquirenti presentano le proprie offerte e il prezzo viene fissato ora per ora in base all’incontro tra domanda e offerta. Quando si prevede che la generazione da fonti rinnovabili sarà molto alta e supererà il fabbisogno, le quotazioni possono scendere a zero o diventare addirittura prezzi negativi. In pratica vendere elettricità può trasformarsi in un costo per il produttore. Questo però non vuol dire che tutti gli impianti stiano perdendo soldi in quelle ore, perché molto dipende dai contratti, dai costi e dal modello di remunerazione di ciascuno.

Tra condizioni meteo favorevoli e scarsa capacità di accumulo, l’eccedenza generata dalle rinnovabili è sempre più frequente e con essa aumentano gli episodi di prezzi nulli o negativi. Nel secondo trimestre del 2026 la Spagna è finita tra i paesi europei con più casi di prezzi elettrici negativi legati alla produzione solare, in compagnia di Francia e Grecia.

Progetti abbandonati e piccoli produttori in affanno

Il fatto che il fotovoltaico regga una fetta enorme della produzione elettrica ha un rovescio della medaglia piuttosto pesante. Nelle ore di massima produzione solare i prezzi all’ingrosso sono scesi spesso sotto i 30 euro per MWh, affossando la redditività degli impianti. Alcune aziende stanno ritirando progetti che avevano già ottenuto la licenza, visto che i guadagni una volta entrati in funzione appaiono tutt’altro che sicuri.

I numeri raccontano una specie di mortalità al 50%. Solo nella Comunità Valenciana sono previsti investimenti per circa 4.500 milioni di euro, ma appena una quota compresa tra 800 e 1.000 milioni dovrebbe concretizzarsi nei prossimi due anni. Qualche proprietario ha perfino sospeso l’attività a causa del calo dei profitti. A livello nazionale uno su due dei progetti rinnovabili spagnoli non si realizza. Dei 280.400 MW progettati, soltanto 34.200 MW sono stati effettivamente avviati, e la capacità operativa complessiva si aggira intorno ai 72.100 MW.

Le grandi compagnie energetiche riescono ad assorbire il colpo senza troppi problemi. A pagare il conto, come accade spesso, sono i piccoli produttori, che non hanno le spalle abbastanza larghe per sopportare questo deterioramento finanziario.

Le batterie diventano decisive

Il paradosso è evidente. Il problema non nasce da un cattivo funzionamento del solare ma, al contrario, dal fatto che funziona fin troppo bene. La sfida adesso consiste nell’immagazzinare tutta l’energia a basso costo prodotta nelle ore di sole e spostarla verso i momenti in cui la domanda cresce e la generazione cala. Senza questo passaggio la Spagna rischia di trovarsi con sempre più sole a disposizione e, allo stesso tempo, con sempre meno incentivi economici a costruire nuovi impianti.

Ecco perché il futuro del sistema elettrico passa anche dalle batterie di accumulo, da installare già negli impianti in fase di costruzione. Per ora la loro diffusione rimane minoritaria, eppure stanno diventando una condizione sine qua non per le banche, che non concedono più crediti ai promotori se i loro progetti non prevedono sistemi di stoccaggio dell’energia.

Fonte: TecnoAndroid

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