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Intelligenza artificiale: i 10 lavori al sicuro secondo i chatbot

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Quali sono i lavori che l’intelligenza artificiale non può sostituire? La domanda è stata posta a quattro chatbot, ChatGPT, Gemini, Claude e Perplexity, con lo stesso identico prompt: classificare i dieci mestieri più al riparo dalla sostituzione da parte dell’AI nel prossimo futuro. Solo un mese prima gli stessi assistenti avevano stilato la lista opposta, quella delle professioni più esposte, con un esito poco rassicurante per chi lavora con dati, testi o compiti ripetitivi.

Stavolta lo schema che emerge è piuttosto netto. Le classifiche non coincidono nei dettagli ma convergono su un profilo preciso fatto di lavoro fisico in ambienti imprevedibili, giudizio complesso quando la posta in gioco è alta, connessione emotiva profonda e una responsabilità legale che richiede una persona in carne e ossa.

Dal cantiere alla corsia, i mestieri su cui tutti concordano

Elettricisti e idraulici compaiono in tutte e quattro le liste. Non perché siano lavori semplici, anzi. Ogni impianto fa storia a sé e ogni edificio nasconde sorprese dietro i muri, per cui serve adattarsi in tempo reale a condizioni che nessun modello può prevedere da un server nel cloud. Un robot assembla pezzi identici in fabbrica, ma non sa infilarsi sotto il lavandino di un appartamento degli anni Cinquanta per capire da dove arriva la perdita.

Accordo pieno anche su infermieri e personale sanitario. L’AI analizza esami, suggerisce diagnosi e organizza i turni, però non tiene la mano a un paziente spaventato né coglie quel dettaglio che non torna grazie all’intuito clinico maturato in anni di esperienza. Ancora più estremo il caso di vigili del fuoco e paramedici, chiamati a decidere in frazioni di secondo in scenari caotici dove nessun drone prende il posto di una persona quando qualcuno resta intrappolato tra le fiamme.

Meno scontata la presenza di psicoterapeuti e consulenti di salute mentale. L’AI simula l’empatia con una bravura quasi inquietante, ma la terapia si regge sulla relazione e sulla fiducia costruita nel tempo. Un chatbot che dichiara di comprendere uno stato d’animo produce soltanto parole statisticamente adatte, e per chi sta dall’altra parte la differenza è enorme.

I chirurghi figurano in tre elenchi su quattro, perché precisione estrema e responsabilità non delegabile fanno sì che la mano che opera resti umana, anche se l’assistenza delle macchine è già realtà. Al sicuro pure gli insegnanti di sostegno e della prima infanzia, dato che seguire un bambino di cinque anni o uno studente con bisogni speciali richiede pazienza e una presenza affettiva che nessun sistema automatico può offrire.

Le scelte fuori dal coro dei quattro chatbot

Ciascun assistente ha poi aggiunto professioni ignorate dagli altri. ChatGPT è stato l’unico a citare gli specialisti di sicurezza informatica, visto che anche gli hacker usano l’AI e servono professionisti capaci di indagare, valutare i rischi e gestire gli incidenti.

Gemini ha puntato su artisti come pittori, scultori e performer, insieme ad assistenti sociali e chef di alto livello. La cucina d’autore vive di gusto, olfatto e consistenze oltre che di creatività nei menu e di gestione di tempi e calore ai fornelli. Le macchine che preparano cibo in serie esistono già, uno chef capace di inventare un piatto nuovo no.

Claude ha inserito il clero e le guide spirituali, a cui le persone si rivolgono per trovare significato e comunità in momenti come matrimoni, funerali o crisi personali. Perplexity invece è stato il solo a nominare i dentisti, dove l’AI aiuta nella diagnosi ma il trattamento resta affidato a competenze manuali specializzate e a una responsabilità diretta verso il paziente.

Cosa rende un lavoro resistente all’automazione

Secondo ChatGPT chi sceglie oggi una carriera pensando ai prossimi 10 o 20 anni dovrebbe privilegiare impieghi che uniscono lavoro fisico, fiducia umana e giudizio complesso. Gemini ha elencato cinque qualità che proteggono dall’automazione, ovvero destrezza in ambienti non strutturati, connessione emotiva nelle situazioni ad alto rischio, presenza fisica obbligatoria, responsabilità normativa complessa e percezione sensoriale impossibile da replicare.

A cadere per prime sono quindi le attività prevedibili, basate su regole e dati strutturati, mentre reggono quelle in cui ogni situazione è diversa. L’AI può già affiancare quasi tutti questi mestieri, dalle radiografie analizzate per il dentista ai percorsi ottimizzati per i vigili del fuoco, ma assistere e sostituire restano due cose profondamente diverse.

Fonte: TecnoAndroid

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