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Chi soffre di talassofobia farebbe bene a tenersi alla larga da Whalefall – Nella balena, il film con Austin Abrams che è arrivato nelle sale il 15 ottobre e che chiude lo spettatore dentro una balena per quasi due ore. La sensazione claustrofobica non molla mai la presa e accompagna il pubblico dall’inizio alla fine, con un’intensità che in poche altre pellicole recenti si riesce a percepire così bene. Per il giovane attore è un periodo decisamente fortunato, visto che questa uscita segue a ruota quella di Resident Evil. Dopo averla vista piuttosto brutta a Raccoon City, Abrams torna a soffrire parecchio sul grande schermo, stavolta nel tentativo di sopravvivere nella pancia di un enorme cetaceo che lo inghiotte insieme a un calamaro gigante.
La trama di Whalefall – Nella balena e il legame tra padre e figlio
Alla base del progetto c’è l’omonimo romanzo di Daniel Kraus, portato sullo schermo dalla regia di Brian Duffield. Il nome non è nuovo per chi segue il genere, dato che dietro la macchina da presa c’è lo stesso autore di lavori molto apprezzati come Nessuno ti salverà e La babysitter di Netflix. Anche in questo caso la mano del regista si sente eccome e la direzione appare solida e ben calibrata.
Il protagonista si chiama Jay ed è un giovane sub interpretato da Abrams. Dopo la morte del padre, a cui dà volto un convincente Josh Brolin, il ragazzo decide di andare a cercarne il corpo lungo la costa centrale della California. Le cose però prendono una piega inaspettata quando durante le ricerche viene ingoiato da una balena. Da quel momento ha a disposizione appena un’ora di ossigeno per trovare un modo di uscire. Nel cast figura anche Elisabeth Shue.
Il vero collante della storia però non è soltanto la lotta per la sopravvivenza. A tenere in piedi tutto ci pensa anche il dramma familiare costruito attorno al rapporto tra Jay e suo padre, un filo narrativo che mantiene vivo l’interesse e spinge a seguire la sua evoluzione. Così lo spettatore si ritrova diviso tra la curiosità per questo legame e la voglia di scoprire come il protagonista riuscirà a liberarsi dalla sua prigione vivente.
Un film claustrofobico tra effetti pratici e tensione costante
Viene spontaneo pensare ad altri titoli angoscianti e claustrofobici come 127 ore. Whalefall – Nella balena si inserisce in questa tradizione con grande naturalezza e riesce a ricreare quella stessa sensazione di oppressione usando pochissimi dialoghi e soprattutto ottimi effetti pratici. Il risultato è una pellicola che pur muovendosi su un terreno già battuto riesce a ritagliarsi una sua identità precisa e piuttosto originale.
Fonte: TecnoAndroid


