Gli incendi boschivi in Italia continuano a mangiarsi pezzi di territorio, anno dopo anno, e i numeri del 2025 raccontano una storia che non lascia tranquilli. L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ha messo nero su bianco dati che hanno fatto drizzare le antenne alle istituzioni, ormai convinte che senza nuove strategie di prevenzione non si vada da nessuna parte.
Il comunicato dell’istituto parla chiaro. Il monitoraggio condotto nel corso del 2025 mostra un aumento dell’incidenza degli incendi rispetto all’anno prima. La superficie complessiva colpita arriva a 965 km2, una porzione di territorio grande quanto la provincia di Pistoia. Un valore che quasi raddoppia le stime del 2024. I dati storici dell’European Forest Fire Information System collocano il 2025 tra gli anni più critici, superato solo dai picchi del 2007, del 2017, del 2021 e del 2023.
Tutto questo si basa su osservazioni satellitari ad alta risoluzione, che garantiscono una coerenza metodologica e una rappresentatività statistica mai vista prima. C’è poi un dettaglio che pesa parecchio. Oltre il 30 per cento della superficie totale bruciata si è concentrato dentro le aree protette, e addirittura il 38 per cento degli ecosistemi forestali percorsi dal fuoco a livello nazionale. Proprio dove la natura dovrebbe essere più al sicuro, insomma.
I dati sugli incendi boschivi in Italia gridano prevenzione
Non è solo il 2025 a far preoccupare. Dal 1° gennaio al 9 giugno 2026 la superficie colpita dagli incendi risulta già di circa 60 km2, una porzione grande quanto il Lago di Bracciano, in provincia di Roma. Di questi, quasi 20 km2 riguardano coperture forestali. Cifre che, messe in fila, sembrano quasi urlare una parola sola: prevenzione.
Maria Alessandra Gallone, Presidente ISPRA e SNPA, ha provato a spiegare cosa c’è in gioco. I boschi, ha detto, rappresentano uno dei patrimoni più preziosi del Paese. Custodiscono biodiversità, assorbono carbonio, proteggono il suolo e contribuiscono al benessere delle comunità. I dati del 2025 ricordano che gli incendi boschivi non sono soltanto un’emergenza ambientale, ma una sfida che tocca la sicurezza dei territori, l’economia e la qualità della vita delle persone. Da qui la necessità di investire sempre di più nella prevenzione, nella conoscenza e nella capacità di intervenire in fretta.
Capire come reagiscono i boschi per agire meglio
Sulla stessa linea si è mosso Roberto Inghilesi, Responsabile del Centro Operativo Sorveglianza Ambientale dell’ISPRA. Capire i tempi e i modi con cui i sistemi boschivi rispondono agli eventi incendiari è fondamentale per orientare bene le strategie di gestione, ripristino e prevenzione. E lo è ancora di più in un contesto segnato da una pressione climatica che cresce di continuo.