Nel dibattito sempre più acceso riguardo gli impianti cerebrali, dominato da nomi come Neuralink, emerge un attore alternativo. Si tratta di Inbrain Neuroelectronics, una startup con base a Barcellona. Quest’ultima ha deciso di concentrarsi esclusivamente sull’applicazione clinica delle neuro-tecnologie. Carolina Aguilar, CEO e cofondatrice dell’azienda, ha dichiarato che l’obiettivo è solo sanitario. Dunque, Inbrain non si focalizzerà sull’intrattenimento o sull’ampliamento cognitivo. Fondata nel 2020, Inbrain ha sviluppato un impianto cerebrale all’avanguardia basato su grafene. Un materiale noto per la sua flessibilità, sottigliezza estrema e conduttività superiore.
Inbrain: nuovi impianti per il settore medico
A differenza degli approcci più invasivi che impiegano metalli o polimeri, come quelli adottati da aziende concorrenti come Neuralink, la scelta del grafene offre una tecnologia potenzialmente più precisa. Oltre che meno traumatica per i tessuti cerebrali. Il primo grande obiettivo clinico di tale tecnologia è il morbo di Parkinson. L’impianto sviluppato è in grado di monitorare i segnali cerebrali relativi al movimento e di intervenire con stimolazioni elettriche solo nei momenti necessari. Riducendo al minimo l’intervento e ottimizzando il beneficio terapeutico. Non si parla ancora di una cura, ma di un miglioramento della qualità della vita per i pazienti.