Riconoscere un’immagine generata dall’AI non è più una questione riservata agli esperti, ma sta diventando una competenza quasi necessaria per chiunque navighi online. Chi non ricorda il famoso Papa Francesco col piumino bianco oversize? Era il 2023 e quella foto, realizzata con Midjourney, segnò un punto di non ritorno: mai prima un’immagine AI era risultata così credibile e virale. Da quel momento la situazione si è complicata parecchio. Oggi Midjourney v7 ha alzato ancora l’asticella (ed è già disponibile la v8), mentre alternative come Flux.2 e DALL-E 4 offrono risultati altrettanto impressionanti. Eppure, nella maggior parte dei casi, scoprire i fake è ancora possibile. Basta sapere dove guardare.
Il primo passo, quello più immediato, è lo zoom sui dettagli. L’intelligenza artificiale fatica spesso a riprodurre correttamente i particolari anatomici umani. Le dita vengono moltiplicate, fuse tra loro o rese in modo innaturale. La simmetria degli occhi può risultare strana, i denti troppo uniformi, il volume dei capelli irrealistico. Persino la pelle a volte ha un aspetto anomalo, quasi plastificato. Poi ci sono le ombre: molte foto fake mostrano ombre incoerenti o del tutto assenti, con riflessi impossibili su vetri o sulla pelle. Nella celebre foto del Papa, ad esempio, la croce al collo sembrava fluttuare senza proiettare alcuna ombra. Anche gli sfondi meritano attenzione, perché spesso appaiono troppo perfetti, con simmetrie palesemente artificiali e pattern che si ripetono.
Detector online e metadati: gli strumenti per smascherare le immagini AI
Dopo l’analisi visiva entra in gioco la tecnologia. Negli ultimi anni sono stati rilasciati diversi detector gratuiti, strumenti online capaci di analizzare un’immagine e assegnare un punteggio percentuale sulla probabilità che sia di origine umana oppure generata dall’AI. Funzionano grazie ad algoritmi di deep learning addestrati a riconoscere i pattern tipici dei principali generatori, come Midjourney, DALL-E, Stable Diffusion e Flux. Attenzione però: non sono infallibili. Flux.2 e Midjourney v7, ad esempio, mettono in difficoltà un po’ tutti questi strumenti. Tra i più usati ci sono Isgen.ai, completamente gratuito e senza limiti di scansioni, che riesce anche a identificare il modello usato. Poi c’è ZeroGpt Image Detector, multilingua e senza bisogno di registrazione, anche se soffre particolarmente con Flux.2. Undetectable.ai supporta molti formati, compresi quelli più recenti, ma alcune funzioni avanzate richiedono un pagamento. Arting.ai è molto veloce e gratuito, anche se i dati pubblici sulla sua accuratezza sono pochi. Per chi ha competenze tecniche, Hugging Face è una piattaforma open source usata soprattutto da ricercatori, mentre FotoForensics è uno strumento professionale per l’analisi forense dei pixel, piuttosto complesso da interpretare senza una preparazione specifica.
L’ultimo livello di verifica riguarda i metadati. Ogni immagine digitale porta con sé una serie di dati nascosti secondo lo standard Exif (Exchangeable Image File Format): modello di fotocamera, tempo di esposizione, orari e talvolta anche coordinate GPS. Un’immagine generata dall’AI è quasi sempre priva di questi dati, e in alcuni casi presenta un tag “AI generated” o il nome del software di generazione. Va detto che l’assenza di metadati non è una prova definitiva, perché le principali piattaforme social li rimuovono automaticamente al momento del caricamento per proteggere la privacy degli utenti. Per leggere i metadati esistono strumenti gratuiti come ExifTool, usato soprattutto in ambito forense. Su Windows basta cliccare con il tasto destro sulla foto, selezionare Proprietà e poi Dettagli. Su Mac è sufficiente premere spazio sulla foto e poi, nel Finder, selezionare File e Ottieni informazioni.