Vai al contenuto
Offerte

Il nuovo enzima Pac Man divora le bioplastiche in meno di un anno

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

Un enzima batterico soprannominato Pac Man potrebbe cambiare il modo in cui si guarda allo smaltimento della plastica. A individuarlo è stata una ricerca dell’Università di Costanza, in Germania, che ha osservato come questa molecola sia in grado di attaccare direttamente alcune bioplastiche e permettere ai microrganismi di nutrirsene. Nei test condotti in laboratorio i materiali analizzati sono stati degradati quasi del tutto in un periodo compreso tra 250 e 330 giorni, un risultato che merita attenzione per chi segue da vicino il tema dei rifiuti.

Il punto di partenza è noto a tutti, e purtroppo lo abbiamo imparato a spese del pianeta. La plastica è uno dei materiali più ostinati da eliminare dall’ambiente, perché molti dei polimeri usati oggi resistono per decenni senza sparire davvero. Col tempo si sbriciolano in frammenti sempre più piccoli fino a diventare microplastiche, e qui il problema smette di essere soltanto ambientale. Questi residui rappresentano infatti un rischio crescente per la salute umana, considerando quanti oggetti fatti di questo materiale ci circondano ogni giorno, in casa come al lavoro.

Le alternative biodegradabili e il ruolo dei microrganismi

Da anni esistono soluzioni pensate per ridurre l’impatto dei polimeri tradizionali. Le alternative biodegradabili promettono di alleggerire il carico sull’ambiente, ma c’è un aspetto che spesso viene trascurato. La loro effettiva decomposizione non è automatica e dipende molto dalle condizioni in cui il materiale si trova e soprattutto dall’attività dei microrganismi presenti nel suolo. In altre parole un oggetto etichettato come biodegradabile non scompare da solo, ha bisogno che qualcuno, o meglio qualcosa, faccia il lavoro sporco.

Ed è proprio in questo passaggio che entra in scena la scoperta dei ricercatori tedeschi. L’enzima Pac Man agisce direttamente su alcune bioplastiche, trasformandole di fatto in una fonte di nutrimento per i batteri. Il soprannome non è casuale. Gli scienziati hanno voluto richiamare una curiosa somiglianza tra il celebre gioco e il modo in cui l’enzima contribuisce a consumare il materiale, quasi lo divorasse un pezzo alla volta. Un’immagine semplice che rende bene l’idea del processo, senza bisogno di troppi tecnicismi.

Come si è svolto l’esperimento sul terreno forestale

Per misurare quanto fosse efficace questo meccanismo, il gruppo dell’Università di Costanza ha scelto un approccio piuttosto concreto. Le bioplastiche appartenenti alla famiglia dei poliesteri alifatici a catena lunga, indicati con la sigla LCAP, sono state mescolate con campioni di terreno prelevati da una foresta. L’idea era osservare il comportamento di questi materiali in un contesto vicino a quello naturale, dove i microrganismi del suolo potessero fare il loro lavoro.

Il monitoraggio è andato avanti per oltre un anno. Come indicatore i ricercatori hanno usato la produzione di anidride carbonica, che rappresenta un segnale dell’attività metabolica dei microrganismi impegnati a scomporre e consumare il materiale. Più gas veniva rilasciato, più era evidente che i batteri stavano effettivamente utilizzando le bioplastiche come cibo. Seguendo questo parametro nel tempo è stato possibile ricostruire l’intero percorso di degradazione dei campioni.

Il dato finale è quello che ha attirato l’attenzione degli scienziati. I materiali appartenenti alla famiglia LCAP analizzati durante lo studio sono andati incontro a una degradazione pressoché completa nell’arco di un periodo che va dai 250 ai 330 giorni, grazie all’azione combinata dei microrganismi del terreno e dell’enzima ribattezzato Pac Man.

Fonte: TecnoAndroid

Condividi:
116 Condivisioni