Un nuovo contratto da 6,3 miliardi di dollari, circa 5,8 miliardi di euro, ha riacceso i dubbi sul futuro di Grok AI, il modello di intelligenza artificiale sviluppato da SpaceX. La società guidata da Elon Musk ha deciso di affittare la capacità di calcolo del suo secondo grande data center, e questa mossa apre interrogativi piuttosto seri sulla strategia con cui dovrebbe competere contro colossi come OpenAI e Anthropic. Perché un’azienda che ha bisogno di potenza di calcolo per tenere il passo decide invece di noleggiarla agli altri.
L’accordo è stato firmato con Reflection, una realtà legata al Pentagono. In pratica SpaceX metterà a disposizione le sue GPU NVIDIA GB300 ospitate nel data center Colossus 2, incassando 150 milioni di dollari al mese, vale a dire poco meno di 140 milioni di euro, a partire da luglio del 2026 e fino a giugno del 2029. Un dettaglio curioso riguarda proprio le schede grafiche coinvolte. NVIDIA ha investito 800 milioni di dollari, circa 740 milioni di euro, dentro Reflection, e ora Reflection affitta le stesse GB300 che SpaceX aveva comprato proprio da NVIDIA.
SpaceX: i numeri dei data center Colossus
Per capire la portata della cosa servono un po’ di cifre. A maggio del 2026 il data center Colossus 1 reggeva oltre 220.000 GPU NVIDIA, suddivise tra modelli H100, H200 e circa 30.000 unità di acceleratori GB200. Il fratello maggiore, Colossus 2, vanta invece più di 550.000 GPU, divise tra acceleratori GB200 e GB300. Numeri da capogiro, che danno l’idea di quanta potenza bruta abbia accumulato l’azienda.
Non è la prima volta che SpaceX trasforma le sue macchine in una fonte di guadagno. In vista della quotazione in borsa, la società aveva chiuso un accordo con Google per una capacità di calcolo equivalente a 110.000 GPU NVIDIA, oltre a CPU, memoria e altri componenti, per una cifra di 920 milioni di dollari al mese, circa 850 milioni di euro. C’era poi un’intesa simile con Anthropic, che dava accesso a 220.000 GPU NVIDIA, comprese H100, H200, GB200 e altre, al costo di 1,25 miliardi di dollari al mese, cioè intorno a 1,15 miliardi di euro, ovvero 15 miliardi di dollari l’anno.
Cosa significa per Grok
Qui sta il nocciolo della questione. L’accordo con Anthropic era legato a Colossus 1, dove la convivenza disordinata di GPU diverse rende il data center meno adatto ad addestrare le versioni future di Grok, tanto che xAI ne consuma appena l’11 percento dei FLOPs disponibili. L’intesa con Google, invece, è agganciata soprattutto a Colossus 2. E ora arriva anche il contratto con Reflection, sempre su Colossus 2.
La domanda viene da sé. Perché prestare la propria potenza di calcolo se proprio quelle risorse servono a Grok AI per restare competitivo? Possibile che SpaceX stia lentamente mollando il suo modello di intelligenza artificiale, considerandolo una battaglia persa, soprattutto se questi modelli sono destinati a diventare una semplice merce di fronte all’ondata di prodotti open source che arrivano dalla Cina.
Di soldi, comunque, l’azienda ne ha in abbondanza. SpaceX ha dichiarato di avere 100,8 miliardi di dollari in cassa al 19 giugno del 2026, oltre 93 miliardi di euro. C’è poi l’acquisizione di Cursor da 60 miliardi di dollari, strutturata interamente in azioni, che quindi non intacca la liquidità. Su questo sfondo, la monetizzazione aggressiva delle risorse di calcolo da parte di SpaceX solleva più domande che risposte, e getta un’ombra anche sull’espansione altrettanto spinta che stanno portando avanti OpenAI e Anthropic.