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Google punta sul nucleare: 890 megawatt in più per i data center

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Google punta sull’energia nucleare per alimentare i suoi data center, sempre più affamati di elettricità. Il colosso tecnologico ha annunciato un nuovo accordo per aggiornare sei siti di centrali nucleari negli Stati Uniti, con l’obiettivo di ricavare più energia da impianti già esistenti invece di aspettare la costruzione di reattori nuovi. Si tratta di una mossa che racconta bene quanto stia diventando pesante, sul fronte dei consumi, la corsa all’intelligenza artificiale.

Google: l’intesa con Constellation e i nuovi 890 megawatt

Il partner scelto da Google è Constellation, il principale operatore di centrali nucleari degli Stati Uniti. Il contratto ha una durata di vent’anni e prende la forma di un accordo di acquisto di energia, pensato per garantire le entrate necessarie a coprire i costi degli interventi di efficienza sugli impianti già in funzione. Secondo quanto comunicato dalle due aziende, l’operazione rappresenta per Constellation oltre 4,3 miliardi di dollari di nuovi investimenti, cioè circa 3,7 miliardi di euro.

Nei prossimi cinque anni le nuove apparecchiature installate nei vari siti dovrebbero portare complessivamente a 890 megawatt di capacità nucleare aggiuntiva. Per dare un’idea delle proporzioni, le società spiegano che si tratta più o meno della quantità di elettricità che potrebbe produrre un grande reattore di nuova costruzione, oppure tre piccoli reattori modulari. Il piano prevede l’ammodernamento di 11 reattori distribuiti in sei siti tra Illinois, Pennsylvania e New Jersey.

Tutti gli impianti coinvolti sono collegati alla rete di PJM Interconnection, la più estesa degli Stati Uniti. Copre 13 stati più il Distretto di Columbia e serve anche la contea di Loudoun, in Virginia, che ospita la più grande concentrazione di data center del paese.

Una rete elettrica sotto pressione

Negli ultimi tempi PJM ha faticato parecchio a stare dietro alla domanda crescente delle strutture dedicate all’intelligenza artificiale. L’anno scorso un organismo indipendente di monitoraggio del mercato ha presentato un reclamo alla Federal Energy Regulatory Commission (FERC), sostenendo che il gestore stesse per autorizzare il collegamento di enormi data center che la rete non sarebbe stata in grado di servire in modo affidabile, con il rischio concreto di blackout.

A gennaio l’amministrazione Trump e i governatori di tutti gli stati in cui opera PJM hanno firmato una dichiarazione congiunta per chiedere un’asta energetica di “emergenza”, così da sostenere la costruzione di nuove centrali attraverso contratti a lungo termine. La settimana scorsa però l’asta è stata rinviata. La FERC ha infatti chiesto di rivedere la proposta per introdurre tutele più solide, in modo da evitare che i data center facciano lievitare le bollette degli altri clienti. Il tema è tutt’altro che marginale, visto che le tariffe elettriche sono schizzate in alto negli stati collegati a PJM. In New Jersey, per esempio, i prezzi sono saliti del 54% in cinque anni.

Il secondo contratto e il nodo delle emissioni

Accanto all’intesa sul nucleare, Google ha firmato con Constellation un altro accordo di fornitura, separato e decisamente più corposo. Ha una durata di quindici anni e serve a garantire entrate stabili ad altre centrali gestite dall’azienda all’interno della rete PJM, a prescindere dal tipo di combustibile utilizzato. Con i suoi 2.700 megawatt, questo secondo contratto supera di gran lunga quello dedicato al nucleare.

Il dettaglio sul combustibile pesa. Secondo l’ultimo rapporto di sostenibilità di Constellation, l’anno scorso il nucleare valeva il 70% della capacità produttiva totale del gruppo, le rinnovabili l’8% e gas e petrolio il restante 22%. Il gas, tra l’altro, rappresenta anche la quota più ampia del mix energetico di PJM.

Negli Stati Uniti i data center stanno spingendo un’ondata di nuovi progetti legati alle infrastrutture del gas, allontanando molte aziende tecnologiche dai propri obiettivi ambientali. Google non fa eccezione. Stando al suo più recente rapporto di sostenibilità, l’anno scorso le emissioni di carbonio dell’azienda sono cresciute del 18%, mentre la domanda di elettricità è aumentata del 37%.

Fonte: TecnoAndroid

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