Mancano ancora mesi al lancio ufficiale, eppure Pixel 11 sta già facendo discutere parecchio. Tra rumor, leak e aspettative sempre più alte, Google si trova in una posizione scomoda: quella di chi ha finalmente conquistato la fiducia del pubblico e adesso non può permettersi passi falsi.
Facciamo un passo indietro. Fino a Pixel 8, la serie Pixel aveva più di qualche problema. Pixel 6, per esempio, fu un lancio disastroso, tra chipset Tensor che surriscaldavano e un’autonomia tutt’altro che brillante. Le cose hanno cominciato a girare davvero con Pixel 8, e da lì in poi Google ha fatto un lavoro che pochi si aspettavano: ascoltare i clienti, correggere il tiro e ribaltare la narrativa attorno ai propri smartphone. Che lo si voglia ammettere o meno, negli ultimi anni la crescita delle vendite Pixel è stata significativa, e la casa di Mountain View è riuscita persino a sottrarre utenti ad Apple.
Il design non cambia (quasi) mai, e il tempo sta scadendo
Dal punto di vista estetico, Pixel 11 non sembra portare una rivoluzione. Da Pixel 9 in poi, il linguaggio di design Google è rimasto piuttosto prevedibile: la visiera della fotocamera c’è ancora, anche se meno vistosa rispetto a modelli come Pixel 8 Pro. I telefoni più recenti sembrano pensati per risultare familiari, quasi rassicuranti, un po’ come gli iPhone sugli scaffali dei negozi. Niente di stravagante, niente di troppo eccentrico. Una scelta che ha funzionato per attrarre un pubblico più ampio, certo. Ma non si può usare lo stesso vestito per sempre.
Se si critica Samsung per aver riciclato lo stesso design per cinque anni, e Apple per averlo fatto per quasi un decennio, Google non può avere un trattamento diverso. Detto questo, se i leak sono corretti, qualcosa di nuovo ci sarà: Pixel 11 dovrebbe essere più sottile e leggero rispetto alla generazione precedente. Non è poco, considerando che Pixel 10 Pro XL risulta piuttosto pesante rispetto alla concorrenza. L’importante, ovviamente, è che la capacità della batteria non ne risenta.
Fotocamere e prestazioni: dove Google deve ancora crescere
Sul fronte delle fotocamere, Google ha costruito la propria reputazione sulla fotografia computazionale. Funzionalità come Night Sight sono eccellenti, nessuno lo mette in discussione. Ma a un certo punto i miglioramenti software non bastano più a mascherare un hardware fotografico che inizia a mostrare i suoi limiti. Produttori come Oppo e Vivo stanno facendo passi avanti enormi con sensori più grandi e lenti più sofisticate. Per il prezzo che Google chiede sui propri flagship, prendere un po’ di ispirazione da quella direzione non sarebbe affatto irragionevole. La maggior parte degli acquirenti probabilmente non se ne accorgerà, finché le foto risulteranno belle su Instagram. Ma chi spende cifre vicine ai 1.100 euro ha tutto il diritto di pretendere qualcosa in più.
E a proposito di prezzi: non possono continuare a salire. Con un listino ormai vicino a quella soglia per i modelli di punta, i clienti si aspettano prestazioni di altissimo livello. I chipset Tensor sono stati spesso criticati, ma nella vita reale la differenza con uno Snapdragon 8 Elite Gen 5 è minima. Tuttavia, se Google vuole competere alla pari con la serie Galaxy S26 di Samsung, anche dal punto di vista del prezzo, il prossimo Tensor G6 dovrà alzare l’asticella. E lo spazio di archiviazione di partenza dovrà essere almeno 256 GB: se persino Apple ha ammesso che 128 GB non bastano più, il messaggio è piuttosto chiaro.