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Google compra i dati di Spirit Airlines per addestrare l’IA

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Un’asta fallimentare ha portato in casa Google un archivio che vale più di quanto sembri a prima vista, cioè la montagna di dati lasciata da Spirit Airlines, la compagnia aerea low cost statunitense chiusa nei mesi scorsi. L’offerta, circa 9 milioni di euro, non aveva nulla a che fare con aerei, slot aeroportuali o rotte, ma con qualcosa di molto più utile a Mountain View in questa fase, ovvero materiale grezzo per l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale.

La vicenda parte dalla fine di Spirit, che già navigava in acque agitate sul piano finanziario e ha chiuso i battenti all’improvviso nel corso di quest’anno, travolta dall’impennata dei costi del carburante nel pieno del conflitto in Iran. Da lì in avanti è partita la solita liquidazione, con le aste per spartire ciò che restava della compagnia. E fra i compratori è spuntato il nome meno prevedibile di tutti.

Cosa contiene davvero il pacchetto comprato da Google

Nel lotto aggiudicato ci sono dati operativi e di business, insieme al codice software sviluppato negli anni dalla compagnia. L’azienda ha commentato l’operazione con poche righe, spiegando di aver acquisito parte di un dataset aziendale di Spirit Airlines che può risultare utile per migliorare i propri prodotti e i propri modelli di intelligenza artificiale.

Il dettaglio interessante riguarda la quantità e la varietà. Si parla di centinaia di milioni di chat scambiate su Microsoft Teams e di oltre 100 milioni di email, oltre a informazioni legate a ricavi, operazioni di volo, produttività dei dipendenti, audit e casi di frode. A questo si aggiungono materiali su campagne di marketing, risorse umane, strategia e gestione dei progetti. Poi ci sono i numeri che fanno impressione anche a chi mastica poco di aviazione, cioè i prezzi relativi a oltre 7 miliardi di voli dei concorrenti e circa 7,5 miliardi di record di transazioni dei passeggeri accumulati in quasi vent’anni di attività. Chiude il quadro un patrimonio di codice superiore a 30 milioni di righe.

Messo tutto insieme, il pacchetto racconta il funzionamento quotidiano di un’azienda vera, con le sue email interne, i suoi conti, i suoi errori. Ed è esattamente il tipo di materiale che oggi scarseggia, perché il web pubblico è già stato spremuto a fondo da chi costruisce modelli linguistici.

La questione privacy e il nodo dei dati aziendali

Sul fronte dei dati personali, la posizione è netta. Google sostiene che il materiale verrà ripulito in modo rigoroso da qualsiasi informazione identificabile da parte di un soggetto terzo, prima ancora che arrivi nelle mani dell’azienda. Restano quindi fuori i profili dei passeggeri e tutto quanto riguarda il programma fedeltà della compagnia.

Il punto, però, non si esaurisce lì. Quando un’azienda fallisce, i suoi archivi diventano un asset come qualsiasi altro, vendibile al miglior offerente in sede di procedura fallimentare. Le chat interne, le mail fra colleghi, i documenti strategici finiscono in un catalogo insieme ai carrelli elevatori e ai contratti di leasing. È un passaggio che fino a pochi anni fa avrebbe avuto un valore economico quasi nullo e che oggi, invece, attira offerte milionarie.

La corsa all’AI training ha cambiato le regole del gioco anche su questo terreno. Chi sviluppa modelli ha bisogno di conversazioni autentiche, di documenti reali, di sequenze di decisioni prese da persone in carne e ossa dentro un’organizzazione complessa. Un archivio come quello di Spirit Airlines offre proprio questo, con l’aggravante che nessuno dovrà più negoziare nulla con l’azienda, ormai inesistente. Per Google si tratta di un investimento tutto sommato contenuto se paragonato alle cifre che circolano nel settore, ma dal potenziale non banale, considerando la profondità storica dei dati e la loro copertura su quasi ogni funzione aziendale.

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