Vai al contenuto
Offerte

Google Maps, Trump voleva l’Oceano Trump: il no di Pichai

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

Il presidente Donald Trump avrebbe chiesto a Google di cambiare il nome dell’Oceano Atlantico sulle mappe, magari ribattezzandolo Oceano Trump oppure Oceano America, ma secondo il suo stesso racconto la richiesta si sarebbe scontrata con un rifiuto piuttosto chiaro. Non è certo la prima volta che l’inquilino della Casa Bianca mette gli occhi sulla toponomastica e la faccenda comincia ad assomigliare a un vizio, o forse a un capriccio di chi sente il bisogno costante di mostrare quanto pesa il proprio potere.

Il desiderio di modificare i nomi dei luoghi sulle mappe statunitensi è ormai diventato una specie di abitudine per il presidente. Un’abitudine che a molti appare fastidiosa e che dice parecchio sul modo in cui Trump concepisce il rapporto tra politica e simboli. Cambiare un nome significa lasciare un segno e imprimere una firma su qualcosa che esisteva molto prima di lui. Finché si resta dentro i confini nazionali la partita può sembrare semplice, almeno sulla carta. Quando però entrano in gioco confini geografici e decisioni che toccano altri Stati, il discorso cambia parecchio.

La telefonata a Sundar Pichai e la proposta sull’Atlantico

A raccontare l’episodio è stato lo stesso Trump durante un comizio in South Carolina il 21 ottobre. Davanti ai suoi sostenitori il presidente americano ha spiegato di aver contattato di persona Sundar Pichai, amministratore delegato di Google, per sottoporgli un’idea decisamente fuori dal comune. L’obiettivo era intervenire su Google Maps e cambiare la denominazione dell’Oceano Atlantico, una delle distese d’acqua più vaste e conosciute del pianeta. Le alternative suggerite non lasciavano molto spazio all’immaginazione. Da una parte c’era Oceano Trump, con un riferimento diretto e piuttosto esplicito al presidente in persona. Dall’altra Oceano America, un’opzione forse più patriottica ma comunque legata a una visione tutta centrata sugli Stati Uniti. In entrambi i casi la proposta puntava a trasformare un nome condiviso a livello mondiale in qualcosa di molto più vicino agli interessi di Washington.

Perché Google avrebbe detto no

La replica di Pichai, almeno stando alla versione fornita da Trump, sarebbe stata un netto rifiuto. Il numero uno di Google avrebbe fatto notare che gli oceani rappresentano una questione diversa rispetto ai casi precedenti. Il motivo è piuttosto intuitivo. Un oceano non appartiene a un solo Paese ma bagna le coste di numerose nazioni, e intervenire sul suo nome vorrebbe dire coinvolgere una lunga serie di governi e di rapporti internazionali che vanno ben oltre la volontà di un singolo leader.

In sostanza il dirigente avrebbe chiesto in modo esplicito al presidente di lasciar perdere e di non insistere su questo punto. Una presa di posizione che mostra come persino un servizio diffusissimo come Google Maps abbia dei limiti ben precisi quando la geografia si intreccia con la politica e con equilibri che riguardano mezzo mondo. Trump dunque avrebbe scoperto sulla propria pelle che non tutto si può cambiare con una telefonata, e che l’Oceano Atlantico almeno per ora continuerà a chiamarsi così sulle mappe digitali di Google.

Fonte: TecnoAndroid

Condividi:
83 Condivisioni