Google Health continua a muoversi in fretta e con la versione 5.03 arriva una manciata di novità che chi apre l’app tutti i giorni noterà subito. L’aggiornamento è già disponibile su iOS, mentre su Android il rilascio procede a scaglioni, quindi non tutti se lo ritroveranno nello stesso momento.
Una parte di queste funzioni, per la verità, era già comparsa su Android con la versione 5.02 e solo ora raggiunge anche iPhone. Parliamo del riordinamento delle metriche chiave con il classico trascinamento, della ricerca cibo più curata, con calorie e porzioni visibili già nei risultati, e di una vista dedicata ai sonnellini all’interno della scheda del sonno. Piccole cose, sì, ma di quelle che tolgono un po’ di attrito nell’uso quotidiano.
Il cambiamento più curioso riguarda proprio il conteggio del sonno totale. Da adesso i sonnellini che superano i 20 minuti finiscono nel calcolo complessivo delle 24 ore. Nella scheda Sonno compaiono quindi due valori separati, il sonno principale e il sonno totale che comprende anche i pisolini, entrambi con i relativi andamenti nel tempo. La scheda Today invece resta più asciutta e continua a mostrare solo la durata del sonno principale. Una scelta sensata, perché serve un colpo d’occhio veloce senza doverci ragionare troppo su.
Nuove metriche e correzioni per nuoto e dislivello
Sempre nella scheda Today ora si possono aggiungere nuove metriche che prima vivevano soltanto nella scheda Health. L’elenco è lungo e comprende la variabilità della frequenza cardiaca, la frequenza respiratoria, la saturazione dell’ossigeno o SpO2, la frequenza cardiaca a riposo, la variazione della temperatura cutanea, la glicemia, i minuti di mindfulness, la resilienza e persino i macronutrienti come proteine, grassi e carboidrati. In pratica la schermata principale diventa molto più personalizzabile, un vantaggio evidente per chi tiene sotto controllo la propria salute in modo strutturato e non vuole passare ogni volta da una scheda all’altra.
Sul versante dei bug fix, il lavoro si concentra su due fastidi concreti. Il primo riguarda le distanze e le unità di misura sbagliate durante le sessioni di nuoto, un errore che rendeva poco affidabili i dati in vasca. Il secondo tocca le discrepanze di dislivello tra Google Health e Strava, oppure i file TCX, che in certi casi restituivano numeri completamente diversi tra una piattaforma e l’altra. Chi si allena spesso e confronta i dati tra più app sa bene quanto possa dare fastidio ritrovarsi con valori che non combaciano.