Google Chrome continua a guadagnare velocità, e stavolta a metterlo nero su bianco è direttamente Google. Con gli ultimi ritocchi messi a punto da Big G, il browser più usato al mondo ha toccato risultati mai visti prima nei principali test che misurano le prestazioni. Numeri che non arrivano per caso, ma da mesi di lavoro su aspetti spesso invisibili a chi naviga ogni giorno senza farci troppo caso.
I numeri che certificano il salto di Chrome
Le prove sono state condotte su un MacBook Pro con chip M5, abbinato a macOS 26.0.1. Una combinazione scelta apposta per capire quanto le ottimizzazioni introdotte abbiano davvero inciso. E i risultati parlano chiaro. Nel benchmark JetStream 3, quello che di solito serve a valutare l’efficienza nell’esecuzione di applicazioni web complesse, Chrome ha raggiunto quota 469. Google rivendica il punteggio più alto mai registrato, con un miglioramento del 10% rispetto all’inizio del 2026.
Non finisce qui. Anche con Speedometer 3.1, un altro test a cui si affidano in tanti, il browser ha fatto segnare un aumento rispetto all’anno scorso. Piccoli passi che, sommati, fanno la differenza quando si apre una pagina pesante o si lavora con applicazioni che chiedono molto al sistema.
Per arrivarci, Google è intervenuta su più fronti all’interno del progetto Chromium. Una fetta importante del lavoro ha riguardato JavaScript. Gli sviluppatori hanno rimesso mano ad alcuni meccanismi interni, quelli che permettono di portare a termine più in fretta le operazioni eseguite con maggiore frequenza. Risultato: meno passaggi inutili, una gestione migliore dei processi asincroni e dei calcoli più complicati.
WebAssembly, Blink e il tempismo con Apple
Tra le aree toccate c’è anche WebAssembly. Qui Google ha rivisto la gestione di alcune strutture interne del motore V8, lavorando sull’uso della memoria temporanea e quindi sul dialogo tra codice JavaScript e moduli WebAssembly. Secondo l’azienda, sono modifiche che possono avere ricadute positive in settori come l’intelligenza artificiale, la crittografia e l’esecuzione di applicazioni particolarmente esigenti.
Nemmeno Blink è rimasto fuori dal cantiere, ossia il motore che si occupa del rendering delle pagine. In questo caso sono stati introdotti sistemi di cache più efficienti, sono stati ridotti i controlli ridondanti e velocizzate diverse operazioni legate alla gestione degli elementi presenti nelle pagine web. Tutto materiale che l’utente medio non vede, ma che si traduce in una navigazione più scattante.