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Ogni anno, quando nell’emisfero australe arriva l’inverno, attorno all’Antartide prende forma una gigantesca distesa di ghiaccio marino che tocca la sua massima estensione a settembre. Nel 2026 quel picco si è fermato molto più in basso del solito, tanto da piazzarsi al terzo posto tra i valori minimi mai registrati dall’inizio delle osservazioni via satellite. È un segnale che conferma una tendenza poco rassicurante emersa negli ultimi anni.
Il meccanismo di base è noto da tempo. Durante i mesi freddi il mare che circonda il continente bianco si congela progressivamente e la superficie ghiacciata cresce settimana dopo settimana. Poi con l’arrivo della primavera australe la distesa comincia a ritirarsi e il ciclo riparte da capo. Si tratta di un processo del tutto naturale, seguito con attenzione da decenni grazie agli strumenti in orbita. Eppure negli ultimi tempi qualcosa sembra essersi incrinato, e non nella direzione sperata.
Il terzo massimo invernale più basso dal 1978
A diffondere i nuovi numeri sono la NASA e il National Snow and Ice Data Center, conosciuto anche con la sigla NSIDC. Secondo le due istituzioni il ghiaccio marino antartico ha raggiunto nel 2026 il terzo massimo invernale più basso da quando sono partite le rilevazioni satellitari, cioè dal 1978. Detto in altre parole, in quasi mezzo secolo di misurazioni dallo spazio soltanto due stagioni hanno fatto registrare valori inferiori.
Il picco stagionale è stato individuato con buona probabilità il 14 settembre. La formula prudente ha una ragione precisa, perché stabilire con esattezza il giorno in cui la crescita del ghiaccio si arresta richiede un po’ di tempo e un confronto attento con i dati raccolti nei giorni successivi. Al momento è comunque quella la data indicata come punto di massima espansione della stagione.
Quanto è grande davvero la banchisa antartica
In quella giornata di metà settembre la banchisa copriva circa 17,59 milioni di chilometri quadrati. A prima vista è un numero che lascia senza fiato, e in effetti parliamo di una superficie enorme, difficile perfino da immaginare. Il punto però non è la grandezza assoluta del dato. Quello che conta è il confronto con i valori storici, e da questa prospettiva l’estensione registrata quest’anno risulta particolarmente ridotta.
Lo stesso principio vale per qualsiasi serie di misurazioni lunga nel tempo. Un singolo valore preso da solo dice poco, mentre messo in fila accanto agli altri racconta molto di più. È esattamente ciò che accade con la coltre ghiacciata che circonda il Polo Sud, osservata dai satelliti anno dopo anno nello stesso periodo della stagione fredda.
Fonte: TecnoAndroid


