La fusione tra Paramount e Warner Bros. ha appena incassato una battuta d’arresto che rischia di trasformarsi in un lungo stallo. L’operazione con cui Paramount punta ad acquisire Warner Bros. si è infatti fermata, e stando agli ultimi sviluppi potrebbe restare congelata per quasi un anno intero. Un intoppo tutt’altro che trascurabile per un accordo che, sulla carta, avrebbe dovuto muoversi molto più in fretta.
A far scattare la pausa è stata la giudice Araceli Martinez-Olguin, che questa settimana ha ordinato una sospensione di due settimane. Il completamento dell’accordo viene così bloccato fino ad agosto. Il problema vero, però, è un altro: non essendoci ancora una data fissata per il processo, tutta la macchina rischia di ingolfarsi. E se i tempi si allungano come sembra, l’intera acquisizione di Warner Bros. potrebbe rimanere in sospeso per un periodo che sfiora i dodici mesi.
Cosa dicono Paramount e la California
Dalle parti di Paramount la lettura è sorprendentemente positiva, o almeno così vogliono far credere. Un portavoce dell’azienda ha parlato di una vera e propria vittoria. “L’accordo di oggi è una vittoria significativa perché il risultato è esattamente ciò che abbiamo cercato fin dall’inizio: una via diretta verso un processo basato sulle prove”, si legge nella nota. Secondo Paramount questa sarebbe la strada più rapida e chiara per dimostrare che l’operazione fa bene alla concorrenza, ai consumatori e ai creatori. Una conclusione, sostengono, a cui sarebbero già arrivate decine di autorità per la concorrenza sparse per il mondo.
Il tono resta combattivo anche quando si passa alle contestazioni. “Le definizioni di mercato fornite dai ricorrenti non hanno alcuna attinenza con la realtà del mercato odierno e non possono reggere al vaglio. Non vediamo l’ora di dimostrare le nostre ragioni al processo”, aggiunge la società. Insomma, nessuna intenzione di fare un passo indietro.
Sul fronte opposto c’è chi tira una linea molto diversa. Ben dodici Stati americani vogliono bloccare l’acquisizione, e il timore di fondo è quello del rischio monopolio. Il Procuratore Generale della California, Rob Bonta, ha messo le cose in chiaro con parole nette. “La nostra tesi contro questa fusione illegale è semplice: quando troppe poche corporazioni hanno troppo potere in mercati fondamentali per la vita americana, le cose diventano più costose e peggiorano”, ha dichiarato.
Una battaglia legale che si annuncia lunga
Bonta non ha risparmiato entusiasmo nel commentare la decisione. “L’accordo di oggi è un’ottima notizia per il pubblico, per le sale cinematografiche e per le tante persone che scrivono, realizzano e creano l’arte, l’informazione e l’intrattenimento che molti di noi amano”, ha spiegato. Il Procuratore Generale ha poi ribadito la volontà di portare avanti la propria posizione in tribunale, con l’obiettivo dichiarato di far sì che questa fusione non veda mai la luce.
C’è poi un dettaglio che merita una menzione, anche se viaggia su un binario tutto suo. Da poco è nata infatti Paramount Games Studio, la nuova realtà dedicata ai videogiochi. Il primo titolo firmato dallo studio è Teenage Mutant Ninja Turtles: The Last Ronin, un debutto che segna l’ingresso della compagnia in un settore ben distinto da quello cinematografico e televisivo al centro della disputa legale.
Per ora la partita tra le due grandi società resta appesa alle decisioni dei tribunali, con date ancora da fissare e posizioni distanti che difficilmente troveranno un punto d’incontro rapido.


