Rubare lo stemma della Volkswagen sembra a prima vista un gesto da vandali, uno di quelli che lasciano il proprietario perplesso e infastidito. Ma dietro la celebre W che scompare dalla calandra si nasconde una storia molto più interessante, e anche più costosa. Le auto di oggi sono piene zeppe di elettronica, sensori, telecamere e centraline, e proprio questo le ha rese un obiettivo diverso per chi ruba. Non più autoradio o gomme, ma componenti hi tech che pochi automobilisti immaginerebbero di trovare nascosti dietro un semplice logo.
I modelli più colpiti sono Golf e Passat, due tra le vetture più vendute della casa di Wolfsburg. Chi si trova davanti a una di queste auto derubate nota subito il vuoto lasciato dall’emblema strappato. E qui scatta l’errore di valutazione, perché quel logo è soltanto un coperchio. Dietro, su moltissime vetture recenti, si trova il radar dei sistemi ADAS, il sensore che governa le funzioni di assistenza alla guida. È quello il vero bottino. Per arrivarci, i ladri devono per forza togliere lo stemma che lo protegge.
Cosa smette di funzionare dopo il colpo
Il problema, quindi, non è affatto estetico. Quando il radar viene portato via, la vettura perde all’istante alcune delle sue dotazioni più utili. Il Front Assist, il cruise control adattivo e il limitatore di velocità smettono semplicemente di rispondere. Il conducente se ne rende conto al primo avvio del quadro strumenti, dove compare un messaggio di errore che segnala le funzioni come non disponibili. Da quel momento l’auto si guida come un modello di parecchie generazioni fa, senza tutto quel supporto elettronico a cui ci si era ormai abituati.
E poi c’è il conto da pagare, che non è certo leggero. Il radar ADAS non si sostituisce in cinque minuti, perché serve una codifica elettronica complessa e una calibrazione precisissima con strumentazione dedicata. Nel Regno Unito rimettere le cose a posto può superare le 2.000 sterline, ossia oltre 2.300 euro, contando il pezzo e la manodopera specializzata. Un gesto rapido che si trasforma in una spesa pesante per chi lo subisce. L’aspetto più curioso arriva proprio adesso. Secondo Volkswagen, questi radar strappati non hanno praticamente mercato, perché sono programmati per parlare soltanto con la centralina originale della loro auto. Rimontarli altrove non è affatto banale. E c’è di più, perché quando il furto viene comunicato alla casa madre, il componente può essere bloccato da remoto. Il risultato è un pezzo da migliaia di euro ridotto a poco più di un fermacarte. Un dettaglio che potrebbe, con un po’ di fortuna, scoraggiare chi tenta il colpo e far rientrare il fenomeno.
Il problema non riguarda solo Wolfsburg
Anche se il marchio tedesco resta il bersaglio principale, i casi stanno aumentando pure presso altri costruttori, segno che la tecnica si sta diffondendo in fretta. Per proteggersi, diversi automobilisti hanno cominciato a montare barriere fisiche aggiuntive nelle zone più esposte della calandra, così da rendere l’operazione più scomoda e rischiosa per chi ci prova. Una soluzione un po’ artigianale, certo, ma che racconta bene il momento, perché a quanto pare oggi non si può stare tranquilli davvero per nulla.


