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Facebook cambia il modo in cui sceglie i contenuti da mostrare e, per la prima volta, permette di spiegare al suo algoritmo con parole semplici che cosa si desidera vedere di più e che cosa invece evitare. Formalmente sono gli utenti a decidere cosa compare sui social, scegliendo chi seguire e con quali post interagire. Nella pratica, però, una fetta consistente della bacheca viene selezionata da sistemi automatici che provano a indovinare gli interessi di ciascuno. È un meccanismo che negli anni ha trasformato profondamente Facebook e Instagram, lasciando alle persone un controllo piuttosto limitato sulle raccomandazioni. Ora Meta prova a invertire la rotta.
Come funziona Your Algorithm su Facebook
La nuova funzione si chiama Your Algorithm ed è stata annunciata da Meta il 13 ottobre. Il suo compito è personalizzare i contenuti del feed, cioè la pagina principale di Facebook, e dei Reels. Fino a oggi la piattaforma ha imparato a conoscere i propri utenti soprattutto attraverso i cosiddetti segnali comportamentali come i «mi piace», i commenti, i video guardati, il tempo passato davanti a un post e altre informazioni raccolte durante la navigazione. Se qualcuno si sofferma su qualche filmato dedicato ai viaggi, il sistema ne deduce un interesse e comincia a proporne altri. Il punto debole è evidente. Guardare un video non significa volerne vedere altri cento, eppure basta una sosta dettata dalla curiosità perché nei giorni successivi la bacheca si riempia di spiagge e itinerari. Correggere le convinzioni della macchina, poi, non è affatto semplice.
Con Your Algorithm si potrà intervenire in modo diretto, scrivendo come in una chat quali argomenti si vogliono incontrare più spesso. La funzione si apre dal menu con i tre puntini presente su ogni post. Le stesse richieste passano anche dai pulsanti «Interessato» e «Non interessato» e, dopo il clic, Facebook può domandare qualche dettaglio in più lasciando spazio a una spiegazione libera su gusti e preferenze. Sarà possibile precisare, per esempio, che i video di cucina sono graditi ma quelli sulle diete no, oppure che le notizie di tecnologia vanno bene senza però ricevere di continuo aggiornamenti sui televisori. Secondo Meta l’effetto è immediato perché le raccomandazioni cambiano già nella stessa sessione, senza dover aspettare giorni.
L’intelligenza artificiale dietro la svolta e il caso Instagram
Alla base di tutto c’è l’intelligenza artificiale generativa. Meta spiega che i grandi modelli linguistici, gli LLM (Large Language Models, la stessa tecnologia su cui si basa ChatGPT), ora lavorano fianco a fianco con i sistemi che selezionano i contenuti, perché interpretano meglio le intenzioni di chi scrive. Mark Zuckerberg lo aveva anticipato agli investitori a inizio anno, parlando di app destinate a passare da semplici sistemi di raccomandazione a un’AI capace di capire davvero chi le usa. L’algoritmo continuerà a osservare le abitudini, ma da adesso potrà contare anche sulle parole degli utenti.
Su Instagram la funzione esiste già, con lo stesso nome. Nei Reels compare in alto a destra un’icona con due linee e alcuni cuori e, toccandola, si apre una scheda in cui l’AI riassume ciò che secondo l’app interessa a quella persona. Sotto c’è l’elenco degli argomenti, che si possono aumentare o ridurre, con l’opzione di aggiungerne di nuovi. Lanciata a dicembre 2025 negli Stati Uniti, è stata poi estesa ad altri paesi senza però raggiungere tutti. Su Facebook la distribuzione è appena cominciata e la novità potrebbe non comparire subito su ogni account. Il comunicato non chiarisce in quali paesi né in quali lingue sarà disponibile.
La direzione intrapresa da Meta appare comunque netta. Nel 2025 il gruppo ha speso oltre 62 miliardi di euro in investimenti, in larga parte destinati all’intelligenza artificiale, e per quest’anno prevede di salire a una cifra compresa tra 107 e 125 miliardi di euro circa. Si tratta di risorse che a Menlo Park vogliono far fruttare, anche per comprendere meglio che cosa desiderano gli utenti. Ogni preferenza scritta diventa infatti un’informazione preziosa, perché raccontando i propri gusti a parole si consegnano a Facebook dettagli che finora la piattaforma poteva soltanto tentare di indovinare. Due piccioni con una fava, insomma.
Fonte: TecnoAndroid


