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Esperienza extracorporea: test fallito, ma due casi stupiscono

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Uno studio dai contorni piuttosto inquietanti ha chiesto a un gruppo di persone di fare qualcosa che sembra uscito da un racconto di fantascienza, cioè riuscire a vedere dentro un’altra stanza attraverso un’esperienza extracorporea. La prova è fallita e nessuno dei volontari è riuscito nell’impresa. Poi però è successo qualcosa di davvero strano, perché due partecipanti hanno offerto informazioni inaspettate senza che nessuno gliele avesse chieste. Ed è proprio questo dettaglio, più ancora del risultato principale, ad aver attirato l’attenzione su una ricerca che altrimenti sarebbe finita tra i tanti esperimenti con esito negativo.

L’idea alla base della sfida è semplice da spiegare anche a chi non mastica psicologia o neuroscienze. Se una persona racconta di essersi staccata dal proprio corpo e di aver osservato il mondo da un altro punto di vista, allora dovrebbe essere in grado di descrivere qualcosa che con gli occhi non potrebbe vedere. Uno spazio separato, fuori dalla portata dei sensi, diventa quindi il banco di prova ideale. Niente di magico insomma, solo un modo concreto per mettere alla prova un racconto che di solito resta confinato al piano soggettivo.

Una prova che non ha dato i risultati sperati

Sul fronte principale l’esito è stato chiaro. I volontari coinvolti nel test non sono riusciti a vedere cosa ci fosse oltre la parete, e questo significa che la sfida posta dai ricercatori non è stata superata. Per chi guarda a queste esperienze con scetticismo il risultato è quasi scontato, eppure il valore di un esperimento del genere sta proprio nella possibilità di verificare un’affermazione invece di limitarsi a raccontarla.

Un fallimento di questo tipo, in ambito scientifico, non va considerato una perdita di tempo. Anzi, un dato negativo raccolto con metodo ha lo stesso peso di uno positivo. Dice qualcosa di preciso sulla percezione umana e sui suoi limiti, e aiuta a separare quello che le persone vivono in prima persona da quello che può essere effettivamente osservato e controllato dall’esterno.

Fin qui la storia sarebbe abbastanza lineare. Una domanda ambiziosa, una prova ben definita e una risposta che non lascia molto spazio all’interpretazione. Il punto è che la vicenda non si è fermata lì.

Il dettaglio che ha cambiato tutto

Il colpo di scena riguarda due persone in particolare. Durante lo studio questi due partecipanti hanno riferito informazioni che nessuno si aspettava, e lo hanno fatto spontaneamente, senza alcuna domanda o sollecitazione da parte di chi conduceva la prova. È un aspetto tutt’altro che secondario. Quando un’indicazione arriva in modo spontaneo cambia il modo in cui va letta, perché non nasce da una domanda che potrebbe aver suggerito la risposta.

Proprio questa spontaneità rende il racconto così curioso. Da una parte c’è una sfida fallita in modo netto, dall’altra un episodio che esce dallo schema previsto e che i ricercatori non avevano messo in conto. Le due cose convivono nello stesso esperimento e spiegano perché una ricerca nata per verificare un fenomeno preciso abbia finito per incuriosire anche per ciò che è accaduto ai margini.

Sulla natura esatta di queste informazioni inaspettate il quadro disponibile è ancora poco definito. Quello che si sa con certezza è che la prova principale non ha dato esito positivo e che i due volontari hanno aggiunto elementi di loro iniziativa, fuori da qualsiasi richiesta, trasformando un normale test sull’esperienza extracorporea in qualcosa di decisamente più strano.

Fonte: TecnoAndroid

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