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Emissioni alimentari: sono gli over 60 a inquinare di più

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Quando si parla di emissioni alimentari il pensiero corre quasi sempre ai più giovani, quelli additati come poco attenti o troppo veloci nel consumare. Eppure un recente studio ribalta parecchi luoghi comuni e punta il dito altrove. A pesare di più, almeno nei Paesi più ricchi, sarebbero gli over 60. Un dato che spiazza e che, letto con attenzione, fa riflettere davvero.

La domanda da cui parte tutto è semplice e diretta. Chi inquina di più a tavola, i giovani o gli anziani? La risposta, secondo questa ricerca, non è affatto scontata. Sono proprio le persone con più di sessant’anni nelle economie avanzate a trainare l’aumento delle emissioni legate al cibo. Non un dettaglio marginale, considerando quanto si discuta di sostenibilità e di abitudini alimentari.

Perché gli over 60 pesano di più

Il motivo va cercato in una combinazione di fattori. Nei Paesi ricchi la fascia più anziana della popolazione tende ad avere maggiore disponibilità economica e, di conseguenza, consumi più elevati. Questo si traduce in una impronta ambientale più alta rispetto a quella dei più giovani, spesso frenati da redditi inferiori e da una maggiore attenzione, almeno in parte, verso scelte diverse. Il quadro insomma è più sfumato di quanto certe narrazioni vogliano far credere.

Lo studio insiste su un punto che merita attenzione. Qualsiasi strategia pensata per ridurre le emissioni non può ignorare due variabili fondamentali, ovvero l’età e le disuguaglianze. Trattare tutti allo stesso modo rischia di essere non solo ingiusto ma anche poco efficace. Servono interventi calibrati, capaci di tenere conto di chi consuma cosa e con quali possibilità economiche alle spalle.

C’è poi un aspetto interessante che emerge tra le righe. Concentrarsi solo sui comportamenti dei giovani, come spesso accade nel dibattito pubblico, significa guardare nella direzione sbagliata. Se davvero si vuole incidere sulle emissioni alimentari, occorre allargare lo sguardo e includere fasce di popolazione che finora sono state raramente chiamate in causa. Gli anziani nei Paesi benestanti, appunto.

Il messaggio che arriva da questa analisi è chiaro nella sostanza. Non basta puntare l’indice contro una generazione per risolvere un problema che riguarda tutti. Le politiche ambientali, per funzionare, devono essere costruite su misura, tenendo insieme differenze di reddito e differenze anagrafiche. Solo così è possibile pensare a una riduzione concreta dell’impatto legato a ciò che finisce nei nostri piatti.

Resta il fatto che questi numeri offrono una prospettiva diversa e per certi versi scomoda. La sostenibilità alimentare non è una questione che si può ridurre a slogan o a colpevolizzazioni facili. Dietro ogni pasto ci sono scelte, possibilità e vincoli che cambiano da persona a persona e, come dimostra questo lavoro, anche da una generazione all’altra.

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