Elon Musk ha speso parole di ringraziamento pubblico verso Micron durante l’ultima earnings call di Tesla, sottolineando come l’azienda produttrice di memorie sia riuscita a fornire i chip necessari a prezzi ragionevoli. Un dettaglio che potrebbe sembrare marginale, ma che in questo momento pesa parecchio, considerando quanto siano schizzati in alto i costi delle memorie a livello globale.
Elon Musk: perché il ringraziamento a Micron conta più di quanto sembri
Le parole di Musk sono arrivate durante la chiamata sui risultati trimestrali, dove ha detto testualmente di voler ringraziare Micron per l’allocazione di memoria a prezzi ragionevoli, viste le quotazioni attuali del settore. E qui sta il punto interessante. Riuscire a spuntare condizioni vantaggiose sui chip di memoria oggi non è affatto banale. Anche colossi come Apple si sono ritrovati a fare i conti con un mercato che tira parecchio, con listini in salita che non risparmiano quasi nessuno.
Il contesto in cui arriva questo ringraziamento non è dei più rosei per Tesla. I conti del secondo trimestre dell’anno fiscale 2026 hanno raccontato una storia un po’ amara. Il fatturato si è attestato a 28,24 miliardi di dollari, circa 26 miliardi di euro, sopra le stime che parlavano di 26,32 miliardi, con una crescita del 26 per cento su base annua. Fin qui bene. Il problema è arrivato altrove. L’utile per azione rettificato si è fermato a EUR 0 contro i 0,51 attesi, in calo del 18 per cento. Il margine lordo si è fissato al 16,8 per cento, sotto le previsioni del 19,4 per cento. E il flusso di cassa libero è finito in territorio negativo, a meno 1,09 miliardi di dollari.
La domanda vera riguarda SpaceXAI e i suoi data center
La capacità di calcolo di Tesla resta piuttosto contenuta se paragonata a quella dei grandi player del cloud. I cluster Cortex 1 e Cortex 2 mettono insieme rispettivamente circa 90 megawatt e 115 megawatt di potenza. Numeri che, nel confronto con gli hyperscaler, appaiono davvero piccoli.
Il nodo più stuzzicante è un altro. Ci si chiede se anche SpaceXAI stia beneficiando degli stessi prezzi ragionevoli offerti da Micron. Perché lì il discorso cambia radicalmente. Le esigenze di calcolo di SpaceXAI giocano in un campionato completamente diverso. A maggio 2026 il data center Colossus 1 supportava oltre 220.000 GPU NVIDIA, suddivise tra modelli H100, H200 e circa 30.000 unità di acceleratori GB200. Il data center Colossus 2 vanta invece più di 550.000 GPU, con acceleratori GB200 e GB300.
E non finisce qui. SpaceXAI starebbe cercando un sito adatto in Texas per allargare ulteriormente la propria impronta legata al calcolo. Musk non ha specificato se le sue altre società stiano attingendo alla stessa generosità di Micron, ma non è così azzardato immaginare che sia proprio così. La sinergia tra le varie anime dell’impero di Musk è ormai sempre più stretta, e vederle muoversi in modo coordinato sugli approvvigionamenti non sorprenderebbe più di tanto.
Il piano di SpaceX per costruire un grande data center dedicato all’intelligenza artificiale in Texas, se confermato, rappresenterebbe l’estensione logica di una strategia più ampia più che un progetto isolato. L’azienda ha già spostato il proprio quartier generale in Texas e vi gestisce Starbase come uno dei suoi centri nevralgici.


