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Gli abbonati italiani a Disney+ con il piano Premium continuano a pagare 15,99 euro al mese, ma da qualche tempo ricevono meno di quanto promesso. La piattaforma avrebbe infatti eliminato senza troppo clamore alcune funzioni video di peso come la risoluzione 4K, lo standard Hdr e il supporto ad AirPlay, senza avvisare gli iscritti e soprattutto senza ritoccare il prezzo dell’abbonamento. Una scelta che adesso è finita nel mirino delle associazioni di consumatori, intenzionate a ottenere un rimborso di almeno 5 euro per ogni mese di servizio ridotto.
Di norma chi paga un servizio si aspetta di ricevere esattamente la prestazione concordata al momento dell’iscrizione. Nel caso di Disney+ le cose sarebbero andate diversamente, e la decisione si scontra con la direttiva europea 2005/29/Ce sulle pratiche commerciali sleali. C’è poi un dettaglio non da poco, perché la pagina ufficiale della piattaforma riporta ancora oggi il supporto a quegli standard tra i vantaggi dell’abbonamento più costoso.
Il contenzioso con InterDigital e il cambio di codec
Tutto sarebbe partito a giugno, quando il colosso dello streaming avrebbe perso una causa intentata da InterDigital, società statunitense specializzata in brevetti. Al centro della disputa c’era il codec Hevc, e l’esito sfavorevole avrebbe costretto Disney+ a rinunciare alla risoluzione 4K e al relativo standard Hdr per oltre 7 milioni di utenti europei iscritti al piano Premium. Questi abbonati si sono così ritrovati con il 1080p, la qualità tipica dei piani standard che costano meno.
Ad agosto la situazione è stata in parte sistemata grazie al passaggio a Vp9, un codec alternativo sviluppato da Google e libero da costi di licenza. Con questa soluzione il 4K è tornato disponibile, ma stavolta senza lo standard Hdr. Come se non bastasse, nel frattempo è sparito anche il supporto ad Apple AirPlay 2 e a Google Cast, gli strumenti che permettevano di trasmettere contenuti video in streaming partendo da dispositivi mobili basati rispettivamente su iOS e Android.
La diffida delle associazioni e il rischio di sanzioni
Questa scarsa trasparenza non è piaciuta a diverse associazioni di consumatori come Euroconsumers, Testachats e Altroconsumo, che hanno deciso di passare all’azione. Nella diffida formale presentata il 16 ottobre le organizzazioni chiedono la restituzione sistematica di almeno 5 euro per ogni mese di servizio ridimensionato, oltre a un taglio automatico del costo del piano Premium che tenga conto delle funzioni mancanti. Finora gli utenti hanno dovuto inseguire da soli l’assistenza per ottenere un rimborso parziale di appena 2 euro e 50 centesimi, concesso soltanto su richiesta e senza criteri oggettivi.
Secondo Euroconsumers la vertenza legale con InterDigital non basta a sollevare l’azienda dalla responsabilità verso i propri clienti, tanto meno se il cambiamento viene comunicato in modo fumoso, quasi ai limiti della pratica ingannevole. A sollevare dubbi è la stessa pagina ufficiale della piattaforma, dove compare un avviso piuttosto ambiguo secondo cui «la compatibilità dei dispositivi, il supporto e la disponibilità del 4k Uhd possono variare nel tempo».
Per ora Disney+ non ha risposto. Se le richieste non verranno accolte entro il termine fissato al 30 ottobre, le associazioni hanno intenzione di rivolgersi alla Rete europea di cooperazione per la tutela dei consumatori, nota con la sigla Cpc, e alle autorità nazionali competenti. Le sanzioni in gioco sono pesanti e potrebbero arrivare fino al 4% del fatturato annuo della compagnia nei paesi coinvolti, cioè Italia, Belgio, Spagna e Portogallo.
Fonte: TecnoAndroid


