L’amministrazione Trump ha fatto marcia indietro sul Digital Equity Act, la legge approvata dal Congresso nel 2021 per ridurre il divario nell’accesso alla banda larga. Dopo una sentenza di un tribunale, il governo statunitense ha dichiarato in un documento ufficiale che riavvierà uno dei programmi di finanziamento cancellati, con l’intenzione di aprire le candidature a dicembre. Una parziale sconfitta per la Casa Bianca, che però ha ottenuto qualcosa in cambio.
Il giudice ha infatti stabilito che i fondi non potranno più essere distribuiti sulla base della razza o dell’etnia dei potenziali beneficiari. Restano invece validi altri criteri come il reddito, l’età e la disabilità. In pratica il programma sopravvive, ma perde una delle sue caratteristiche originarie. Il Digital Equity Act metteva sul piatto 2,75 miliardi di dollari suddivisi tra tre programmi diversi. L’amministrazione Biden aveva iniziato a distribuire 60 milioni in finanziamenti per la pianificazione nel 2022, per poi passare nel 2024 alla fase di assegnazione del resto della cifra. Poi, nel maggio del 2025, Trump aveva annunciato la chiusura di tutto, sostenendo che la legge fosse razzista e incostituzionale.
Digital Equity Act: la causa della NDIA e la decisione del giudice
A trascinare in tribunale Trump e i funzionari federali è stata la National Digital Inclusion Alliance, un’organizzazione che era in lista per ricevere 25,7 milioni di dollari prima che tutto venisse bloccato. La causa riguarda in particolare il Competitive Grant Program, che vale 1,25 miliardi sul totale autorizzato. C’è poi un secondo programma da 1,44 miliardi destinato a Stati e territori, ma su quello non ci sono segnali di ripartenza. Nessuno, a quanto pare, ha fatto causa per riportarlo indietro.
La NDIA ha parlato di una vittoria enorme per le comunità servite, pur dovendo presentare una nuova domanda visto che il processo ricomincia praticamente da zero. Nel gennaio del 2025 l’organizzazione era stata selezionata dall’amministrazione Biden per quei 25,7 milioni destinati a fornire dispositivi a basso costo o gratuiti e ad aiutare le persone ad accedere a connessioni economiche. Poi il finanziamento era stato cancellato. Ovviamente la NDIA non ha accolto bene la decisione sul criterio razziale, ribadendo che a suo avviso il Digital Equity Act è pienamente costituzionale.
Il giudice John Bates, nominato ai tempi di George W. Bush, ha scritto il mese scorso che la legge classifica in modo esplicito i membri di certe razze come coperti, indirizzando i fondi verso programmi che ne beneficiano. Una classificazione razziale esplicita, secondo Bates, che non supera il controllo di legittimità e va quindi considerata incostituzionale. Il giudice non ha però bocciato l’intera legge, definendo la disposizione problematica come separabile dal resto del testo.
Chi resta coperto e cosa succede al BEAD
Trump aveva ordinato la chiusura dell’intero programma per una sola disposizione, ma già a giugno il governo aveva fatto sapere di essere disposto a gestire il Competitive Grant Program applicando criteri neutri rispetto alla razza. La National Telecommunications and Information Administration sta ora preparando un nuovo avviso di finanziamento e conta di iniziare a raccogliere le candidature a dicembre. La NDIA ha chiesto altre due settimane per valutare la tempistica proposta.
Le categorie che restano coperte sono comunque diverse. Ci sono le famiglie a basso reddito, le persone dai 60 anni in su, i detenuti tranne quelli nelle strutture federali, i veterani, le persone con disabilità, chi ha barriere linguistiche e chi vive in zone rurali. Sparisce soltanto il riferimento alle minoranze razziali ed etniche.
Angela Siefer, direttrice esecutiva della NDIA, ha detto che è ancora presto per capire se l’organizzazione presenterà domanda. La proposta premiata da Biden, ha spiegato, avrebbe servito 30.000 persone tra comunità rurali, urbane e tribali. Secondo Siefer il governo dovrebbe riportare in vita anche i finanziamenti agli Stati, dato che i piani sviluppati durante l’era Biden sono già pronti per l’attuazione.
Il Digital Equity Act era stato approvato dal Congresso insieme al programma BEAD, da 42,45 miliardi di dollari, pensato per sostenere gli operatori che portano la banda larga nelle aree scoperte. Trump non ha eliminato il BEAD ma ne ha rallentato i finanziamenti e riscritto le regole, tagliando la spesa a circa 21 miliardi, dicendo agli Stati di non imporre prezzi bassi o il rispetto della net neutrality e aiutando Starlink a ottenere più fondi del previsto. Cosa farà con gli altri 21 miliardi, l’amministrazione non lo ha ancora reso noto.








