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Deviare un asteroide con l’atomica: il vero limite è il tempo

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Un’esplosione nucleare potrebbe davvero fermare un asteroide in rotta verso la Terra? La domanda circola da parecchio tempo tra gli scienziati e tra i semplici curiosi, e nuove simulazioni indicano che l’idea non va affatto archiviata come fantasia da grande schermo. Anzi, secondo questi studi si tratta di una pista che merita di essere esplorata con maggiore attenzione, pur con un limite che pesa più di tutti gli altri, cioè il tempo a disposizione per agire.

Il tema, del resto, ha sempre esercitato un certo fascino. Il cinema ha fatto la sua parte nel tenere alta la curiosità del pubblico, e chiunque abbia visto Armageddon ricorda bene lo scenario di una squadra mandata nello spazio per far saltare in aria un corpo celeste prima che raggiunga il nostro pianeta. Per molto tempo quell’immagine è rimasta confinata nell’immaginario hollywoodiano, ma oggi rappresenta anche una delle strategie concretamente prese in considerazione da chi studia come proteggere la Terra da un impatto catastrofico.

Dalla sala cinematografica ai tavoli degli scienziati

Parlare di difesa planetaria significa ragionare su scenari estremi, quelli in cui non ci si può permettere di sbagliare. Proprio per questo la comunità scientifica non si limita a una sola soluzione e valuta diverse opzioni, ciascuna con vantaggi e punti deboli. L’uso di un ordigno atomico contro un asteroide è una di queste, e le nuove simulazioni hanno riacceso l’interesse attorno a un approccio che fino a poco tempo fa sembrava appartenere più alla sceneggiatura di un film che a un piano operativo.

Il punto però non riguarda soltanto la potenza. Il vero nodo è la finestra temporale. Un oggetto individuato con largo anticipo lascia margini di manovra molto più ampi rispetto a uno scoperto quando ormai si trova vicino. Ed è qui che il ricorso a una soluzione così drastica comincia ad avere senso.

La lezione della missione DART

Un precedente importante esiste già. Nel 2022 la missione DART della NASA ha dimostrato che è possibile modificare la traiettoria di un asteroide colpendolo con una sonda. Un risultato di grande valore, perché ha confermato sul campo che un corpo celeste può essere spostato dalla sua rotta. In altre parole, una spinta mirata nel momento giusto può bastare a cambiare il percorso di un oggetto nello spazio.

Questo tipo di approccio, basato sull’urto diretto, ha però dei limiti evidenti. Davanti a un asteroide particolarmente grande una semplice sonda potrebbe non bastare, e lo stesso vale nel caso in cui l’oggetto venga scoperto troppo tardi per consentire una deviazione graduale. In situazioni del genere servirebbe qualcosa di molto più potente, ed è esattamente lo spazio in cui si inserisce l’ipotesi dell’esplosione nucleare.

Le simulazioni più recenti vanno proprio in questa direzione e suggeriscono che l’opzione meriti ulteriori approfondimenti. Non si parla quindi di una soluzione pronta all’uso, ma di uno strumento da studiare a fondo da affiancare alle tecniche già sperimentate, come quella della sonda lanciata dalla NASA. La sfida principale rimane sempre la stessa, ovvero avere abbastanza tempo per intervenire prima che un eventuale corpo celeste diretto verso la Terra diventi una minaccia impossibile da gestire.

Fonte: TecnoAndroid

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