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Data center, le midterm frenano Trump: 38 stop su 44 quesiti

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Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti hanno messo un freno serio alla corsa ai data center voluta da Donald Trump. Gli elettori hanno premiato in modo netto candidati e referendum favorevoli a più restrizioni sull’intelligenza artificiale, mentre una parte della Big Tech prova a ridimensionare il risultato sostenendo che il voto sia stato contro il presidente e non contro la tecnologia. Secondo la società di sondaggi Redbud Consulting, dei 44 quesiti presentati in 10 stati per limitare i centri di calcolo ne sono passati finora 38, tra moratorie e veri e propri divieti.

Gli analisti ritengono che queste misure non toccheranno i cantieri già avviati o approvati fino al 2027 ma peseranno soprattutto sui progetti previsti per il 2028. Una sola misura approvata permette a un impianto di andare avanti, e anche lì con paletti precisi: in una città del North Dakota gli sviluppatori dovranno pagare revisioni indipendenti e organizzare audizioni pubbliche.

Data center: il Texas e gli altri stati chiave cambiano rotta

Il colpo più pesante arriva dal Texas, dove la democratica Gina Hinojosa ha conquistato la carica di governatrice. Lo stato è l’epicentro del boom dell’IA e avrebbe dovuto coprire oltre il 41% della nuova capacità installata nel 2028. Hinojosa intende rinviare i progetti finché non verranno approvate leggi su acqua, elettricità, aria e diritti di proprietà, e circa 13 gigawatt di capacità risultano ora esposti. Gordon Johnson di GLJ Research ha spiegato che i progetti con energia, permessi e acciaio già pronti proseguiranno, mentre quelli privi di autorizzazioni ambientali statali slitteranno di 12 o 18 mesi. Alcuni potrebbero trasferirsi in Louisiana o in Georgia, oppure non partire affatto. Libby Cantrill di PIMCO prevede comunque parecchi intoppi, con tempi più lunghi per i permessi e più concessioni da parte degli sviluppatori.

I democratici hanno vinto anche in Arizona, Georgia e Ohio, cioè negli altri tre stati che più corteggiavano questi investimenti. Secondo alcune proiezioni quasi due terzi della capacità prevista per il 2028 potrebbero subire ritardi simili, e circa metà degli impianti americani è ora più esposta ai controlli. Per le aziende è uno scenario pesante, visto che Gartner stima che al boom dell’IA manchino quasi 4.300 miliardi di euro per ripagarsi. Adam Kovacevich, ex dirigente di Google e oggi alla guida della coalizione Chamber of Progress, ha però sostenuto che i risultati non dimostrano alcun mandato per una stretta, ricordando che i candidati democratici contrari ai divieti hanno vinto più spesso di quelli favorevoli. Per lui gli elettori volevano un cambiamento sull’economia e non un giro di vite sull’innovazione.

Sondaggi, Cina e il caso Musk

I sondaggi all’uscita dei seggi confermano che costo della vita e corruzione hanno pesato più dell’IA, ma Alejandra Montoya Boyer della Leadership Conference parla delle prime vere elezioni sull’IA. Ha ricordato che 3 elettori su 4 si oppongono ai data center e che oltre la metà li ha considerati un fattore decisivo o importante nel voto per il Congresso. Altri analisti segnalano che in quattro distretti in bilico gli elettori si fidano più dei democratici che dei repubblicani, con un margine tra 7 e 10 punti, per chiamare i vertici del settore a rispondere delle loro scelte. Brad Carson di Americans for Responsible Innovation ha definito il risultato un vero terremoto.

Sul fronte internazionale Gary Ng Cheuk yan di Natixis ritiene che un rallentamento americano possa favorire la Cina, perché eventuali nuovi limiti alla capacità di calcolo terrebbero alti i prezzi dei servizi statunitensi e lascerebbero spazio a offerte cinesi più economiche, sostenute da abbondante elettricità. Nel caso estremo colossi come Amazon o Google potrebbero costruire altrove. Michael Strobaek di Lombard Odier osserva che Trump conserva il potere di veto, anche se una maggioranza democratica potrebbe bloccare i tentativi di allentare le tutele ambientali a vantaggio dei data center.

Trump non ha citato l’IA nei messaggi pubblicati dopo il voto. Eppure Blue Rose Research ha rilevato che gli americani preferirebbero vivere vicino a un carcere o a una centrale nucleare piuttosto che accanto a un data center, e la responsabile della ricerca Ali Mortell sottolinea che la sfiducia attraversa tutti gli schieramenti. Tra gli sconfitti spicca Elon Musk, alle prese con una causa per le presunte emissioni inquinanti delle turbine a gas del suo data center Colossus a Memphis, che a ottobre aveva versato quasi 430 milioni di euro ai candidati repubblicani.

Fonte: TecnoAndroid

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