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Data center, il malcontento può pesare sulle elezioni USA

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L’intelligenza artificiale e i data center che la alimentano rischiano di pesare parecchio sulle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, in programma il 3 novembre. Un tema che solo un anno fa passava quasi inosservato si è trasformato in un’ondata di malcontento vera e propria, tanto da poter cambiare l’esito di alcune sfide decisive. L’opposizione ai grandi centri di calcolo, accusati di far lievitare le bollette locali e di mettere sotto pressione le reti elettriche con il loro enorme fabbisogno di energia e acqua, è ormai uno dei pilastri della protesta contro questa tecnologia.

I numeri parlano chiaro. Un nuovo sondaggio condotto da ABC News, Washington Post e Ipsos ha rilevato che il 57% degli americani considera l’IA dannosa per la società, e sono molti di più quelli che ne sottolineano i pericoli rispetto a chi ne vede i potenziali benefici. Ancora più netto il giudizio sulle nuove infrastrutture: il 66% degli intervistati si dice contrario alla costruzione di nuovi data center sul territorio nazionale, e la quota sale al 72% quando l’impianto dovrebbe sorgere nella propria comunità.

Un tema che unisce destra e sinistra

La diffidenza verso l’IA non segue gli schieramenti. Quest’anno la disapprovazione è cresciuta in modo marcato e mette in difficoltà i candidati di entrambi i partiti, con possibili ripercussioni nelle corse più combattute. Secondo Christopher Lee, socio e stratega politico di Foresight Strategic Advisors, l’ambivalenza verso l’intelligenza artificiale alimenta direttamente l’ostilità nei confronti dei data center, diventati in pochissimo tempo una rara questione trasversale di cui parlano davvero tutti.

Lee segue da vicino l’andamento elettorale negli stati del sudovest come Nevada e Arizona, e prevede che queste gigantesche “fattorie” di server finiranno per colpire duramente alcuni politici. Soprattutto quelli che in passato non sono stati trasparenti con gli elettori sui costi per le comunità. Chi ha votato a favore della costruzione di un data center all’inizio di quest’anno, a suo dire, vedrà la propria carriera politica andare a sbattere contro un muro di pietra.

Il sondaggio ha toccato molti aspetti del voto, dal giudizio sui partiti alle priorità degli elettori. Accanto all’economia, all’immigrazione e alla guerra contro l’Iran, la diffusione dell’IA compare tra le questioni cruciali. Non a caso la regolamentazione e la costruzione dei centri dati sono finite al centro di polemiche, manifestazioni e di un numero crescente di azioni legali nelle comunità locali. Il 67% degli intervistati ritiene che il governo non stia facendo abbastanza per regolare l’IA, citando rischi come la perdita di posti di lavoro su larga scala, la dipendenza psicologica, le disuguaglianze economiche e persino l’estinzione umana. I timori si estendono anche al processo elettorale stesso, visto che le interferenze dell’IA nelle elezioni rientrano tra le dieci principali paure degli americani per il 2026.

Bollette e acqua contano più delle promesse

Una campagna di comunicazione nazionale finanziata dai leader del settore tecnologico e sostenuta dall’amministrazione Trump, pensata per esaltare i presunti vantaggi dei data center come la creazione di lavoro e il progresso tecnologico, non sembra produrre l’effetto sperato. Alcuni politici, in particolare chi corre per un seggio al Congresso, paiono invece aver capito meglio l’umore degli elettori.

Lindsey Cormack, professoressa associata di scienze politiche allo Stevens Institute of Technology e conduttrice del podcast Government That Doesn’t Suck, osserva che molti candidati stanno curando con attenzione il modo in cui parlano dell’IA, mettendo l’accento sui problemi più che sui benefici. È difficile convincere le persone con promesse di sviluppo economico quando sono preoccupate per le bollette elettriche o per l’approvvigionamento idrico, spiega. Cormack, ideatrice dell’archivio di newsletter parlamentari DCinbox, ha registrato un forte aumento dei legislatori che collegano i data center al costo dell’energia per i consumatori. Tra gennaio e settembre 2025 appena il 5% delle newsletter repubblicane dedicate ai centri dati citava le bollette o gli utenti (4 su 76). Nello stesso periodo del 2026 la quota è balzata al 54% (97 su 180). Anche i democratici mostrano un’attenzione simile, con il 40% delle loro newsletter sul tema (71 su 176) che nel 2026 sollevava la questione. E secondo Lee la partita non si chiuderà con queste elezioni, perché IA e data center resteranno un tema caldo nel 2028, nel 2030 e ben oltre.

Fonte: TecnoAndroid

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