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La siccità che sta mettendo in ginocchio la Romania ha appena costretto due colossi dell’auto come Dacia e Ford a spegnere le linee di montaggio. Non è una decisione presa alla leggera, ma una mossa concordata con il governo per evitare che l’intera rete elettrica del Paese vada in tilt. Da martedì oltre 80 tra i principali impianti energivori rumeni hanno iniziato a rallentare la produzione. Nell’elenco figurano acciaierie, fabbriche di fertilizzanti e naturalmente gli stabilimenti automobilistici, tutti chiamati a fare un passo indietro per lo stesso motivo.
Il quadro è complicato da settimane di caldo asfissiante che ha spinto i consumi elettrici ai massimi stagionali. A rendere tutto più difficile ci si mette una secca prolungata che ha ridotto quasi a zero la resa del settore idroelettrico. E non finisce qui, perché la stessa carenza d’acqua ha creato seri grattacapi di raffreddamento all’unica centrale nucleare del Paese, quella di Cernavodă che sorge proprio sulle rive del Danubio.
Lo stop volontario delle catene di montaggio
Le conseguenze sul tessuto industriale si sono viste subito. Gli impianti gestiti da Dacia, che fa capo al gruppo Renault, e quelli di Ford hanno fermato i macchinari fino al 19 agosto. Uno stop deciso su base volontaria che permetterà di alleggerire la rete di circa 200 MW, una boccata d’ossigeno non da poco in un momento tanto critico. Alla decisione ha aderito anche Kronospan, tra i maggiori produttori di pannelli in legno, che ridurrà l’attività in modo graduale fino a dimezzare i propri consumi.
Questi tagli non sono arrivati per caso, ma sono il frutto diretto di un vertice tenuto lunedì tra il governo e i vertici dei grandi complessi industriali. In quell’occasione il premier ad interim Ilie Bolojan ha chiesto alle aziende di riorganizzare le proprie attività, con un occhio di riguardo ai picchi serali che sono il vero tallone d’Achille del sistema.
Le fasce orarie più critiche
Le parole di Bolojan aiutano a capire la portata del problema. Il premier ha parlato apertamente di una crisi energetica che tocca l’intera regione, spiegando che tra le 19 e le 23 il Paese registra un forte deficit di corrente. Un buco che costringe la Romania a ricorrere di continuo alle importazioni dall’estero per tenere in piedi il sistema.
Non a caso il primo ministro si è rivolto anche alla popolazione, agli enti locali e alle strutture pubbliche. La richiesta è chiara e riguarda tutti, ovvero contenere i consumi proprio in quelle ore serali dove la rete elettrica tira di più. Un appello alla responsabilità collettiva che accompagna lo sforzo già messo in campo dalle grandi fabbriche, dalle acciaierie fino agli stabilimenti di Dacia e Ford, tutti coinvolti in questa manovra di emergenza per superare le settimane più difficili della stagione.










