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CubeSat universitari sulla ISS: la NASA punta sulle comunicazioni

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Due piccoli CubeSat costruiti da studenti universitari hanno raggiunto la Stazione Spaziale Internazionale grazie a una nuova iniziativa della NASA, e potrebbero dare una spinta concreta all’evoluzione delle comunicazioni spaziali. Il lancio è avvenuto il 13 ottobre e segna un passo importante per un settore che fino a poco tempo fa sembrava riservato a pochissimi addetti ai lavori.

Progettare un satellite e portarlo in orbita, del resto, non è mai stata un’impresa alla portata di tutti. Servono competenze molto specifiche, budget importanti e anni di sviluppo prima di vedere il risultato finale lassù. Per le università però le cose stanno cambiando, e parecchio. Il merito è proprio di questi satelliti di dimensioni ridotte, che vengono assemblati partendo da componenti standardizzati.

Perché i CubeSat piacciono tanto alle università

L’idea alla base è semplice ma efficace. Lavorare con pezzi standard significa eliminare una parte delle difficoltà che di solito accompagnano la nascita di un satellite, e questo apre le porte anche a realtà che non dispongono delle risorse di una grande agenzia. Ecco perché sempre più atenei guardano ai CubeSat come a una vera palestra per i propri studenti, un percorso che oggi appare molto più accessibile rispetto al passato.

Con questi piccoli dispositivi anche gruppi di ragazzi ancora in fase di formazione possono mettere alla prova le tecnologie spaziali direttamente in orbita. Non si parla di simulazioni o di esperimenti chiusi tra le pareti di un laboratorio, ma di test veri, nello spazio, dove emergono problemi che sulla Terra sarebbe difficile riprodurre. È un tipo di esperienza pratica che nessun manuale riesce davvero a sostituire, perché obbliga a confrontarsi con condizioni reali e spesso imprevedibili.

Proprio in questa direzione si muove il nuovo progetto della NASA, che ha deciso di valorizzare il lavoro degli studenti universitari inviando verso la ISS due satelliti nati nelle aule e nei laboratori degli atenei. Una scelta che dimostra quanto questi piccoli strumenti siano ormai considerati qualcosa di più di un semplice esercizio didattico, al punto da meritare un posto a bordo di una missione ufficiale dell’agenzia spaziale americana.

Il viaggio a bordo della capsula Dragon

Per arrivare a destinazione i due CubeSat hanno sfruttato un passaggio decisamente di prestigio. Sono stati caricati su una capsula Dragon di SpaceX, partita dalla Florida spinta da un razzo Falcon 9. Il volo rientrava nella 35ª missione commerciale di rifornimento organizzata dall’ente spaziale statunitense, una di quelle spedizioni periodiche che portano materiali e attrezzature verso la stazione orbitante.

In pratica i satelliti realizzati dagli studenti hanno viaggiato insieme al resto del carico previsto per la missione, una formula che consente di sfruttare al meglio ogni singolo lancio senza dover organizzare voli dedicati. Il fatto che due progetti universitari abbiano trovato posto accanto alle forniture ufficiali racconta bene quanto il ruolo dei piccoli satelliti sia cresciuto negli ultimi tempi.

Il passaggio dalla Stazione Spaziale Internazionale rappresenta così la tappa che porta i due dispositivi dal banco di lavoro degli atenei all’ambiente orbitale, quello stesso spazio in cui i giovani progettisti potranno verificare sul campo il comportamento delle tecnologie pensate per migliorare le comunicazioni oltre l’atmosfera. La partenza dalla Florida, avvenuta il 13 ottobre a bordo della Dragon lanciata dal Falcon 9, ha dato il via a questa nuova sperimentazione voluta dalla NASA.

Fonte: TecnoAndroid

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