In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Dopo più di una generazione di relativo silenzio, le missioni NASA su Venere stanno finalmente ripartendo. Due sonde dell’agenzia americana puntano al lancio nei primi anni Trenta e il calendario, invece di slittare come accade spesso, si è perfino accorciato. La prima è DAVINCI, acronimo di Deep Atmosphere Venus Investigation of Noble gases, Chemistry, and Imaging, che ora mira a partire nel dicembre 2030 con un anno di anticipo rispetto ai piani precedenti.
DAVINCI spedirà nell’atmosfera venusiana una sonda di discesa frenata da paracadute, in grado di restituire le prime immagini dirette della superficie dal 1982. Toccherà poi a VERITAS, sigla di Venus Emissivity, Radio science, InSAR, Topography, And Spectroscopy, atteso al lancio nel novembre 2032 per mappare il pianeta con un radar dall’orbita. Sempre nel 2032 l’Agenzia Spaziale Europea farà partire il suo orbiter Envision, mentre ad aprire le danze potrebbe essere già a fine 2027 Rocket Lab con una sonda finanziata privatamente, pensata per cercare tracce di materiale organico nelle nubi d’alta quota.
Gli aggiornamenti sono arrivati la settimana scorsa durante l’incontro del Venus Exploration Analysis Group, il VEXAG, che riunisce gli scienziati dedicati al pianeta. Niente di tutto questo era scontato. I tagli al bilancio hanno messo a rischio una missione americana e ne hanno rallentata un’altra, costringendo poi la NASA a sfilarsi dall’accordo con l’Europa per un componente chiave di Envision. Il clima però era ottimista. “Abbiamo buone notizie per Venere” ha detto Jim Garvin, planetologo del Goddard Space Flight Center e responsabile scientifico di DAVINCI.
Missioni NASA su Venere: un pianeta rimasto troppo a lungo nell’ombra
Venere ha faticato a ritagliarsi spazio. Marte ha monopolizzato l’attenzione per decenni, comete e asteroidi hanno attirato diverse sonde robotiche e oggi le lune ghiacciate di Giove e Saturno sono le mete più ambite. Eppure è il pianeta che si avvicina di più alla Terra e quindi il più semplice da raggiungere, anche se atterrarci è tutt’altra storia. Ha dimensioni simili alle nostre e forse un tempo aveva un clima analogo, poi qualcosa lo ha trasformato in un mondo ostile con un’atmosfera quasi tutta di anidride carbonica, nubi di acido solforico e circa 467 gradi in superficie. La pressione è 93 volte quella terrestre al livello del mare e nessuno sa ancora con precisione cosa abbia scatenato il suo effetto serra fuori controllo.
L’ultima missione della NASA è stata Magellan, lanciata nel 1989 e conclusa nel 1994, che ha tracciato col radar i lineamenti del paesaggio venusiano ma distinguendo solo strutture grandi almeno quanto un campo da football. Ci sono voluti 30 anni per far approvare missioni capaci di fare meglio, fino alla svolta del giugno 2021 quando NASA ed ESA hanno selezionato tre progetti in appena otto giorni. Meno di due anni dopo VERITAS ha rischiato la cancellazione per i ritardi e i costi extra della missione Psyche, salvandosi per un soffio. Lo scorso anno l’amministrazione Trump ha messo in discussione anche il radar promesso a Envision e l’Europa ha proseguito con uno strumento proprio. “Non è stata una decisione facile” ha ammesso Nick Lang della divisione di scienze planetarie della NASA.
Calendario accelerato e prove in laboratorio
Il bilancio resta sotto pressione, ma il Congresso ha ripristinato gran parte dei fondi per l’anno fiscale 2026 e dovrebbe replicare nel 2027. La rinuncia a Envision e lo stop a Mars Sample Return hanno liberato risorse per DAVINCI e VERITAS. Garvin ha spiegato che il lancio è stato anticipato di 54 settimane grazie a una traiettoria a basso delta V, cioè poco dispendiosa in termini di energia. Un sorvolo di Venere a inizio 2032 preparerà il rilascio della sonda, che scenderà verso la superficie il 3 ottobre 2032, mentre il veicolo madre dovrebbe conservare abbastanza carburante per entrare in orbita al passaggio successivo.
Per VERITAS la rimonta è ancora più netta. “Ora è finanziata con lancio a novembre 2032” ha detto Dan Nunes, vice responsabile scientifico al JPL, spiegando che il team sta assumendo. L’arrivo è previsto verso la metà del 2033, seguito da una fase di aerofrenata prima delle osservazioni regolari.
Intanto gli ingegneri di DAVINCI hanno verificato come fotocamere e strumenti raccoglieranno dati durante la discesa, che durerà circa un’ora. La sonda in titanio alimentata a batterie dovrà trasmettere tutto tramite il veicolo madre prima che questo scompaia oltre l’orizzonte, e gli ultimi 8 o 10 minuti saranno decisivi. Un prototipo sottoposto alle temperature venusiane ha mantenuto i componenti interni sotto i 30 gradi, rispettando i requisiti.
Fonte: TecnoAndroid








