I crani umani non sono più quelli di una volta, e non si parla di ere geologiche o millenni di evoluzione. In appena un secolo, la forma del cranio ha subito cambiamenti significativi, abbastanza da essere misurabili e documentabili. È una di quelle notizie che costringono a ripensare quanto velocemente il corpo umano possa adattarsi, anche in tempi che, dal punto di vista evolutivo, equivalgono a un battito di ciglia.
Il punto è che quando si pensa all’evoluzione umana, la mente corre subito a milioni di anni, a trasformazioni lentissime che separano le scimmie dagli esseri umani moderni. Eppure, analizzando i dati raccolti su campioni di crani umani nel corso dell’ultimo secolo, emerge un quadro diverso. Le modifiche nella struttura cranica non hanno avuto bisogno di tempi biblici per manifestarsi. Sono bastate poche generazioni perché la morfologia del cranio mostrasse variazioni concrete e rilevabili.
Cosa è cambiato nella struttura del cranio e perché
A guidare queste trasformazioni non è stata una singola causa, ma un insieme di fattori legati ai cambiamenti nello stile di vita e nell’alimentazione che hanno attraversato le società nel corso del Novecento. L’industrializzazione, le modifiche nella dieta, le nuove abitudini alimentari fin dalla prima infanzia e perfino le condizioni di salute generale della popolazione hanno contribuito a plasmare la forma del cranio in modo diverso rispetto a quello dei nostri bisnonni.
La cosa affascinante è che non si tratta di cambiamenti percepibili a occhio nudo, guardandosi allo specchio. Sono differenze che emergono dalle misurazioni antropometriche, dal confronto sistematico tra crani di epoche diverse. I crani umani moderni risultano, in media, più alti e più stretti rispetto a quelli di un secolo fa. La volta cranica si è modificata, e con essa anche alcune proporzioni facciali. Tutto questo in un arco temporale che, per gli standard della biologia evolutiva, è ridicolmente breve.
Questo tipo di variazione viene definito cambiamento secolare, un termine che in antropologia indica le modifiche fisiche che avvengono all’interno di una popolazione nell’arco di poche generazioni, senza che ci sia necessariamente una selezione genetica classica dietro. Non si tratta, insomma, di mutazioni nel DNA che si affermano perché danno un vantaggio riproduttivo. Si tratta piuttosto di risposte plastiche del corpo umano a un ambiente che è cambiato radicalmente e in fretta.
Un fenomeno che riguarda l’intero corpo umano
La forma del cranio non è l’unico aspetto del corpo umano ad aver subito trasformazioni rapide. La statura media è aumentata sensibilmente in molte popolazioni nel corso del Novecento, e lo stesso vale per altre caratteristiche scheletriche. Il cranio, però, ha un peso simbolico e scientifico particolare, perché ospita il cervello e perché le sue proporzioni sono state storicamente usate come marcatori fondamentali in antropologia.
Quello che rende questa scoperta così rilevante è il fatto che mette in discussione l’idea secondo cui il corpo umano cambia solo su scale temporali enormi. Se bastano 100 anni perché la struttura cranica si modifichi in modo misurabile, significa che le pressioni ambientali moderne hanno un impatto sulla biologia umana molto più diretto e rapido di quanto si pensasse. E significa anche che le popolazioni future potrebbero presentare ulteriori differenze rispetto a quelle attuali, se le condizioni di vita continueranno a evolversi con la stessa velocità. I crani umani del ventunesimo secolo raccontano già una storia diversa rispetto a quelli di inizio Novecento, e la scienza sta appena iniziando a mappare tutte le implicazioni di questo fenomeno.