Dopo mesi di tensione sul fronte delle GPU e dei componenti di memoria, sembra essere la volta delle CPU. Ora infatti anche i processori finiscono nel mirino della carenza globale legata all’intelligenza artificiale. La filiera hardware torna sotto pressione, e stavolta il problema riguarda una componente che fino a poco tempo fa sembrava al riparo dalle turbolenze del mercato.
Perché le CPU sono diventate un collo di bottiglia
Il punto di svolta arriva con la diffusione dei modelli di Agentic AI, che stanno cambiando radicalmente il modo in cui vengono utilizzate le risorse nei data center. Rispetto ai carichi di lavoro tradizionali basati sull’inferenza, l’IA agentica richiede un impiego molto più intenso delle CPU. Non si parla più solo di far girare modelli linguistici, ma di operazioni complesse che coinvolgono database, simulazioni e processi fisici: tutti ambiti dove la potenza di calcolo dei processori è fondamentale.
Questo ha cambiato anche l’architettura stessa dei server. Fino a poco tempo fa, un singolo processore gestiva più GPU all’interno dello stesso rack, con un rapporto nettamente sbilanciato a favore delle schede grafiche. Oggi quel rapporto si sta riducendo, con le CPU che guadagnano sempre più peso operativo nei sistemi dedicati all’IA. E la capacità produttiva, semplicemente, non riesce a stare al passo con questa nuova domanda.
Le conseguenze iniziano a farsi sentire anche nei servizi digitali di uso comune. Alcuni utenti segnalano instabilità su piattaforme come GitHub, con rallentamenti e difficoltà operative che rappresentano segnali indiretti di una pressione crescente sulle infrastrutture cloud.
Una domanda che supera l’offerta disponibile
Alla base di tutto c’è un problema abbastanza semplice da descrivere, ma difficilissimo da risolvere: la domanda supera l’offerta. Grandi operatori come Amazon e Microsoft avrebbero già riservato gran parte delle CPU disponibili per progetti legati all’intelligenza artificiale, compresi accordi con realtà come OpenAI e Anthropic. Nonostante un aumento significativo dei server rispetto all’anno precedente, la capacità continua a non bastare.
La situazione è ancora più delicata per le architetture ARM, la cui diffusione è cresciuta dopo che diversi carichi di lavoro sono stati migrati da x86. Una scelta che inizialmente aveva portato vantaggi in termini di disponibilità, ma che ora si scontra con una concentrazione della domanda sugli stessi chip.
L’impatto si estende a tutta la filiera produttiva. AMD e Intel stanno aumentando la produzione di CPU x86 destinate al mercato cloud, mentre NVIDIA accelera sullo sviluppo delle proprie soluzioni integrate, che combinano CPU, GPU e memoria ad alta capacità.