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La Corea del Sud ha completato con successo il primo lancio sperimentale di un missile ipersonico sviluppato con tecnologie interamente nazionali, un veicolo planante capace di cambiare rotta durante il volo. È un risultato che pesa parecchio, soprattutto se inserito nel quadro più ampio di un settore che negli ultimi anni sta vivendo una trasformazione profonda. I missili, infatti, non sono rimasti fermi. Anzi, l’evoluzione è stata così marcata da rendere davvero superati gli ordigni che si impiegavano negli anni ’90.
Il motivo è abbastanza intuitivo. Oggi i vettori devono riuscire a superare sistemi di difesa sempre più sofisticati, e allo stesso tempo le nuove armi devono essere in grado di individuare e intercettare minacce aeree nel giro di pochi istanti. Velocità, precisione e capacità di manovra sono diventate qualità indispensabili, non più semplici vantaggi tecnici da sfoggiare.
Il test alla presenza del presidente Lee Jae Myung
La prova si è svolta l’8 ottobre 2026 e non si è trattato di un appuntamento qualsiasi. Ad assistere c’era il presidente Lee Jae Myung, una presenza che da sola racconta quanto Seul consideri strategico questo programma. Il lancio ha riguardato un veicolo planante ipersonico, cioè un sistema pensato per muoversi a velocità elevatissime e con traiettorie meno prevedibili rispetto a quelle dei missili tradizionali. Proprio la possibilità di modificare la rotta rappresenta l’elemento che rende questo tipo di tecnologia così interessante agli occhi degli esperti militari.
Il punto centrale, però, va oltre la prestazione del singolo test. Il velivolo è frutto di competenze sviluppate all’interno dei confini nazionali, e questo lo trasforma in un traguardo significativo per l’autonomia militare del Paese. Poter contare su tecnologie proprie significa dipendere meno da fornitori esterni in un ambito tanto delicato come quello della difesa. Per la Corea del Sud è un passaggio che va letto anche in chiave politica, non soltanto ingegneristica.
La corsa agli armamenti ipersonici si allarga
Su questo terreno si gioca oggi una parte rilevante della nuova corsa agli armamenti ipersonici. Non si tratta più di una partita riservata a pochissimi attori, perché anche nazioni come la Corea del Sud stanno investendo in soluzioni simili per non restare indietro. Il lancio di ottobre dimostra che Seul ha deciso di entrare in questa competizione con mezzi propri, puntando su un sistema progettato e realizzato in casa.
Vale la pena ricordare perché l’interesse attorno a questi ordigni sia così alto. Un missile ipersonico unisce una velocità enorme alla possibilità di manovrare, e questa combinazione mette in difficoltà le difese costruite per intercettare traiettorie più lineari e prevedibili. Un vettore che cambia direzione mentre viaggia a quelle velocità costringe gli apparati di protezione a reagire in tempi strettissimi, ed è esattamente la sfida che i sistemi di nuova generazione devono affrontare. L’approccio coreano si inserisce proprio in questa logica, con un veicolo planante capace di variare il proprio percorso e realizzato con tecnologie nazionali.
Il primo lancio sperimentale portato a termine con successo segna quindi un punto di partenza concreto per il programma ipersonico di Seul, avviato sotto gli occhi del presidente Lee Jae Myung in una giornata che il Paese considera una tappa importante per la propria capacità di difesa autonoma.
Fonte: TecnoAndroid


