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Competenze digitali, solo il 44% degli italiani pronto sull’AI

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Sulle competenze digitali gli italiani hanno le idee abbastanza chiare: il 78% riconosce che esiste un divario da colmare. Il problema è che non tutti partono dallo stesso punto. Tra chi si è fermato alla licenza media appena il 24% ha frequentato un corso nell’ultimo anno, mentre tra i laureati la quota sale al 70%. Una distanza enorme, che racconta molto di come funziona oggi l’aggiornamento professionale nel nostro Paese.

I numeri arrivano dal rapporto Governare le competenze, con il sottotitolo “Il punto di vista degli italiani sulla formazione”, commissionato da Fastweb Digital Academy e realizzato da YouTrend. Ne esce il ritratto di una popolazione che sente il bisogno di tenersi al passo ma che, nei fatti, accede alla formazione in modo molto diseguale. C’è poi una preferenza netta sul come imparare, perché il 55% sceglie i corsi online soprattutto per la flessibilità che offrono. E sulle basi la fiducia non manca, visto che oltre il 76% si considera già preparato sulle competenze digitali di base.

Competenze digitali: intelligenza artificiale, il vero punto debole

Lo scenario cambia parecchio quando la conversazione si sposta sull’intelligenza artificiale. Qui solo il 44% degli intervistati si sente pronto, eppure il 45% la indica come la competenza più importante per il lavoro e come quella su cui vorrebbe investire tempo per formarsi. Insomma c’è una domanda forte e una preparazione che fatica a starle dietro.

Anche le paure non sono uguali per tutti, dipendono molto dall’esperienza accumulata. Chi non ha mai seguito un percorso formativo teme soprattutto le ripercussioni dell’AI sulla propria carriera. Chi invece ha già acquisito conoscenze specifiche si concentra di più sugli effetti concreti nel lavoro di tutti i giorni. Due prospettive diverse, quasi due modi opposti di guardare alla stessa tecnologia.

Decisamente meno attenzione raccoglie la sicurezza informatica. La cybersecurity viene considerata rilevante dal 26% del campione e solo il 19% la indica come ambito in cui vorrebbe formarsi. Un altro dato curioso riguarda il confronto tra pubblico e privato, perché il 66% percepisce differenze nelle abilità digitali richieste nei due settori anche a parità di mansione.

Dieci anni di formazione gratuita

A commentare i risultati è Lorenzo Pregliasco, socio fondatore di YouTrend. «Dalla ricerca emerge la consapevolezza dell’esistenza di un gap, ma anche una domanda di formazione distribuita in modo molto diseguale per titolo di studio e per area di competenza», spiega. L’indagine, precisa ancora, si è concentrata sulle persone tra i 18 e i 60 anni, cioè la fascia più coinvolta nei percorsi di aggiornamento.

Il rapporto arriva in occasione del decimo anniversario della Fastweb Digital Academy, che in questi anni ha formato oltre un milione e 380 mila persone attraverso corsi gratuiti. Secondo il documento, nel 2025 le attività della scuola hanno prodotto per il Paese un beneficio superiore a 7 milioni di euro.

Walter Renna, amministratore delegato di Fastweb + Vodafone, insiste sul tema dell’accesso. «Abbattere le barriere di accesso al digitale non significa solo portare reti di nuova generazione nel Paese, ma fare in modo che tutti abbiano la possibilità di beneficiarne», dichiara, aggiungendo che «oggi la sfida è l’intelligenza artificiale». Sulla stessa linea si muove Walter Rizzetto, presidente della Commissione Lavoro della Camera, secondo cui «la collaborazione tra pubblico e privato deve promuovere un utilizzo responsabile delle nuove tecnologie».

Fonte: TecnoAndroid

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