Company of Heroes 3: Final Stand è il nuovo gioco che Relic Entertainment ha appena tirato fuori dal cappello, e sorprende parecchio perché non è il classico strategico a cui la serie ci ha abituati. Si tratta di uno spin-off roguelite standalone, un capitolo a sé che prende in prestito ambientazione e struttura del terzo episodio, ma cambia le regole del gioco in modo abbastanza netto. Chi si aspetta il solito RTS storico dovrà ricalibrare le aspettative, perché qui il cuore dell’esperienza è tutto un altro.
Company of Heroes 3: uno spin-off che cambia le carte in tavola
Il collegamento con Company of Heroes 3 c’è, ed è evidente. Stessa ambientazione, stessa Seconda Guerra Mondiale, unità che i fan riconosceranno al volo. Solo che stavolta il baricentro si sposta sulla difesa contro ondate di nemici, quasi un assedio continuo che non concede pause. Non è più il ritmo classico dello strategico in tempo reale, anche se qualche elemento tipico resta al suo posto.
La data di uscita è già fissata per il 29 luglio, almeno per il momento solo su PC tramite Steam. Il primo trailer mostra abbastanza da farsi un’idea, e conferma l’impressione di un progetto pensato per chi ama rimettersi in gioco più e più volte, senza mai avere davanti lo stesso scenario identico.
Dodici livelli, quattro fazioni e trentasei boss
La struttura ruota attorno a 12 livelli a difficoltà progressiva, da riaffrontare a ripetizione grazie agli elementi roguelite che introducono variazioni a ogni tentativo. Ogni partita può prendere pieghe diverse, e questo è proprio il senso del gioco: non basta arrivare in fondo una volta, serve tornarci, imparare, adattarsi.
Si può giocare da soli oppure in multiplayer cooperativo, e questo cambia parecchio il modo di affrontare le missioni. Le fazioni disponibili sono quattro: le forze USA, la Wehrmacht, le forze britanniche e le Afrikakorps. Nulla di improvvisato, insomma, ma un ventaglio che permette approcci diversi a seconda dei gusti.
C’è poi tutta la componente di progressione, con abilità speciali da sbloccare mano a mano che si va avanti. E ci sono i boss, ben 36, che rappresentano gli ostacoli veri di questa particolare struttura. Un numero che dà l’idea di quanto Final Stand punti sulla ripetibilità e sulla sfida costante, più che sulla campagna narrativa lineare.
Il risultato, sulla carta, è un ibrido curioso. Da una parte il DNA dello strategico storico che ha fatto la fortuna della serie, dall’altra una formula più immediata e nervosa, fatta di ondate da respingere e di tentativi che si accumulano. Relic prende un marchio conosciuto e prova a portarlo su un terreno diverso, mantenendo però quel legame con l’ambientazione bellica che resta il tratto distintivo di tutto il franchise.