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Coccodrilli, il sangue caldo perduto: cosa dice l’evoluzione?

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Gli antenati dei coccodrilli avevano il sangue caldo, e solo in un secondo momento hanno fatto marcia indietro, tornando a una fisiologia a sangue freddo più adatta al loro stile di vita da predatori in agguato. Sembra un dettaglio da manuale di zoologia, invece racconta molto di come funziona l’evoluzione, che non procede mai in linea retta verso una presunta perfezione ma torna sui propri passi ogni volta che conviene. E nel caso dei coccodrilli, evidentemente, conveniva parecchio.

Il punto di partenza è una parentela che a prima vista sembra assurda. I coccodrilli non volano, per fortuna di tutti, eppure condividono con gli uccelli molto più di quanto l’aspetto lasci immaginare. Stesso ramo evolutivo, stessa storia profonda, e soprattutto un passato comune fatto di sangue caldo. Guardando un alligatore immobile su una riva fangosa e un passero che svolazza tra i rami è difficile immaginarli come cugini, ma la biologia in questo è spietata e poco interessata alle apparenze.

Cosa significa davvero avere il sangue caldo

Vale la pena chiarire i termini, perché sono di quelli che si usano spesso a sproposito. Un animale a sangue caldo produce calore dall’interno e mantiene la temperatura corporea stabile, indipendentemente da quello che succede fuori. Costa energia, tanta, e quindi richiede cibo in quantità. Un animale a sangue freddo, invece, dipende dall’ambiente esterno per regolarsi, si scalda al sole e rallenta quando fa freddo. Consuma molto meno, ma è anche molto più legato alle condizioni in cui si trova.

Detto così, sembrerebbe che il sangue caldo sia una conquista superiore, un passo avanti definitivo. Non è così. È semplicemente una strategia, e come tutte le strategie funziona in certi contesti e diventa un peso in altri. Gli uccelli hanno spinto quella strada fino in fondo, con metabolismi velocissimi e la capacità di volare per migliaia di chilometri. I coccodrilli hanno preso la direzione opposta.

Perché tornare indietro è stata una mossa vincente

Chi passa le giornate immobile a pelo d’acqua, aspettando che qualcosa di distratto si avvicini troppo, non ha bisogno di un motore acceso ventiquattro ore su ventiquattro. Ha bisogno esattamente del contrario, cioè di consumare pochissimo e di poter restare fermo per ore senza pagarne il prezzo. Ecco perché la evoluzione dei coccodrilli ha ripercorso a ritroso una strada già fatta, riportandoli a una condizione a sangue freddo che si sposa alla perfezione con la caccia in agguato. È un caso di scuola di come l’ambiente detti le regole. Il metabolismo lento permette a questi animali di sopravvivere a lunghi digiuni, di sfruttare al massimo ogni pasto e di trasformare l’immobilità in un’arma. Il predatore che non spreca nulla vince sulla lunga distanza, anche quando sembra non fare assolutamente niente.

Il paragone con gli uccelli resta il modo migliore per capire quanto due discendenze possano divergere partendo dallo stesso punto. Da un lato piume, volo, temperatura corporea altissima e una fame costante. Dall’altro squame, acqua stagnante, pazienza infinita e un corpo che si accende solo quando serve. Due risposte opposte alla stessa domanda, entrambe efficaci, entrambe ancora qui dopo un tempo lunghissimo. Il fatto che l’antenato comune fosse a sangue caldo ribalta l’idea intuitiva che i coccodrilli siano una specie di fossile vivente rimasto uguale a se stesso dall’alba dei tempi. Non sono rimasti indietro. Hanno scelto, per così dire, di tornare indietro, e questo li ha resi i predatori che conosciamo oggi.

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