Vai al contenuto
Offerte

Cocaina in Europa: prezzi giù del 18% e purezza record al 92%

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

In Europa la cocaina costa meno e arriva più pura che mai, e questo dovrebbe far suonare qualche campanello d’allarme nelle stanze dei governi. L’ultimo rapporto europeo sulle droghe, quello relativo al 2026, restituisce un quadro tutt’altro che rassicurante. Nell’arco di dieci anni, dal 2014 al 2024, il mercato al dettaglio della polvere bianca ha seguito due traiettorie opposte e speculari. Da un lato la purezza è schizzata verso l’alto, con un aumento del 44 per cento. Dall’altro i prezzi sono crollati del 18 per cento. Il tutto mentre a livello mondiale la produzione, secondo le Nazioni Unite, si è addirittura quadruplicata.

C’è chi sostiene che oggi in Europa procurarsi la coca sia più semplice di quanto lo fosse negli anni Ottanta, nel pieno del suo boom. Un dato che emerge persino dall’analisi dei residui nelle acque reflue.

Cocaina in Europa: un mercato che continua a crescere

Il messaggio che arriva dai tecnici della EUDA, l’agenzia comunitaria che studia gli stupefacenti, è chiaro. L’Europa è ben lontana dall’aver vinto la sua battaglia. La cocaina resta la seconda droga illegale più consumata nel continente, superata soltanto dalla cannabis, e tutto lascia pensare che la sua disponibilità continui ad aumentare. Cosa che alimenta la preoccupazione delle autorità per i costi sanitari e sociali che ne derivano.

Non è un tema astratto. Nei porti dove operano i narcotrafficanti l’agenzia ha documentato livelli altissimi di criminalità, dalla corruzione fino all’uso esplicito della violenza. La competizione nel mercato della coca, si legge nel rapporto, è uno dei motori principali di reati, comprese le guerre tra bande e gli omicidi in alcuni paesi. Niente di nuovo, in fondo. Non molto tempo fa in Belgio, cuore pulsante dell’Unione, un giudice ha diffuso una lettera aperta avvertendo che il paese comincia a mostrare i tratti di un vero e proprio narcostato.

I numeri parlano da soli. La purezza media della coca venduta al dettaglio nel 2024 oscillava tra il 40 e il 92 per cento in tutta Europa, con la metà dei paesi che segnalava valori compresi tra il 64 e il 75 per cento. E mentre il prezzo scendeva, la concentrazione di cloridrato di cocaina saliva senza sosta, fino a toccare quel 44 per cento in più rispetto al 2014 preso come anno di riferimento. Il crollo dei prezzi ha portato il chilo in una forbice che va dai 25.000 ai 42.200 euro. In Spagna, secondo alcune fonti, il blocco di polvere bianca è arrivato a scendere fino a 13.000 euro.

Rotte nuove e sequestri in calo

Sul fronte dei sequestri la fotografia è curiosa. Nel 2024 la quantità di coca intercettata dagli Stati membri è scesa a 330 tonnellate, ben al di sotto delle 419 dell’anno precedente. Il paradosso è che questo calo ha coinciso con un aumento delle operazioni di confisca, passate da 94.700 nel 2023 a poco più di 97.000 nel 2024, il numero più alto almeno dal 2014. In porti come Anversa la merce sequestrata è addirittura crollata del 68 per cento.

Da qui la conclusione che preoccupa gli esperti. Probabilmente il flusso di droga che arriva dal Sudamerica non è affatto diminuito. Sono i trafficanti ad aver cambiato rotte e metodi. Cercano scali più piccoli, ricorrono ai droni, nascondono meglio i carichi. Le autorità doganali e di polizia si trovano davanti a percorsi e tecniche di occultamento sempre più imprevedibili e frammentati, un contesto operativo decisamente più complicato.

Ci sono altri campanelli d’allarme. L’elevata disponibilità sta avendo un impatto sempre più pesante sulla salute pubblica, e i dati sui residui nelle acque reflue mostrano che la diffusione cresce sia sul piano geografico sia su quello sociale. Si stima che nell’insieme dell’Unione 2,5 milioni di persone tra i 15 e i 34 anni abbiano consumato coca nell’ultimo anno. Su 14 paesi con indagini disponibili, sette hanno registrato aumenti e in quattro la tendenza è rimasta stabile.

E poi c’è la produzione, che cresce anch’essa. L’allarme arriva dalle Nazioni Unite, altrettanto netto. Il rapporto mondiale presentato a fine giugno segnala che la produzione di coca è più che quadruplicata nell’ultimo decennio. In termini netti si parla di una stima superiore alle 4.000 tonnellate di droga allo stato puro, spiegabile con l’aumento della produttività e della superficie coltivata. Nella sola Colombia, tra il 2005 e il 2023, l’area seminata a coca è cresciuta del 10 per cento e la produzione potenziale è salita del 53 per cento. Tra i fattori in gioco ci sono i cambiamenti nelle reti che controllano il traffico, un netto miglioramento nella resa e la scelta del governo di rinunciare alle fumigazioni aeree con glifosato per eradicare le piantagioni, decisione sulla quale la squadra di Gustavo Petro ha poi fatto marcia indietro per via del suo impatto.

Fonte

Condividi:
134 Condivisioni