Clint Eastwood ha spento 96 candeline in mezzo a un vociare continuo sul suo ritiro definitivo, e proprio questo scenario riporta a galla una frase che il regista pronunciò anni fa, capace di riassumere il suo rapporto tutto particolare con il cinema e con il tempo che passa. A quasi due anni dall’uscita del suo ultimo film da regista, Giurato numero 2, qualche mese fa il figlio Kyle Eastwood aveva alimentato il chiacchiericcio dichiarando che il padre si era ormai ritirato. Poco dopo, però, un altro figlio, Scott Eastwood, ha smorzato tutto senza troppi giri di parole. “Vedremo. Non l’ho sentito uscire dalla sua bocca”, ha detto.
Per ora l’unica cosa concreta è che Eastwood non ha annunciato alcun nuovo progetto. Anzi, in occasione del suo 95esimo compleanno aveva smentito seccamente delle indiscrezioni pubblicate da un sito austriaco che gli attribuivano un nuovo film in lavorazione. “È completamente falsa”, aveva tagliato corto.
Un piano studiato fin dal 1970
A 96 anni, sono ormai diversi gli anni in cui Eastwood ha smesso di recitare sotto la direzione di altri cineasti. E dai tempi di Cry Macho nel 2021 non lo si vede più nemmeno davanti alla macchina da presa nei suoi stessi film. La leggenda di Hollywood aveva coronato il sogno della regia nel 1970 con Brivido nella notte e da allora non ha più voluto mollare. Dirigere, sé stesso o gli altri poco importava, è diventata la sua vera passione, quella che gli ha portato i riconoscimenti e gli elogi più sinceri di tutta la carriera.
C’è un momento che spiega bene il suo modo di ragionare. In un incontro tra registi organizzato da The Hollywood Reporter nel 2009, Eastwood si ritrovò a parlare con Ron Howard, Danny Boyle, Gus Van Sant, Darren Aronofsky ed Ed Zwick di cosa li avesse spinti verso la regia. “In generale mi è sempre piaciuta molto”, raccontava, prima di spiegare che la sentiva come la naturale evoluzione per restare legato al cinema ancora a lungo.
“Ho sempre pensato che fosse un piano molto calcolato quando nel 1970 diressi Brivido nella notte. Mi dissi: ‘Sai, se riesco a portare avanti questa cosa, quando diventerò vecchio potrò farlo'”, ammise. E poi la frase che è rimasta appiccicata addosso alla sua immagine. “Puoi stare dietro la macchina da presa per sempre, ma davanti arriverà un giorno in cui guarderò lassù e dirò: ‘Sai, non sopporto vedere questo tizio, sta invecchiando davanti ai miei occhi e non so se voglio farlo'”.
Quel piano, in fondo, ha funzionato. “E alla fine è successo che ho diretto parecchi progetti negli ultimi anni. Ho lavorato con altri registi, e mi piace lavorare con altri registi”, spiegava quasi vent’anni fa. All’epoca confessava che a volte gli sembrava “una sciocchezza fare entrambi i lavori” e che significava “caricarsi un bel peso addosso”. Poco dopo avrebbe girato il suo ultimo lavoro sotto la direzione di qualcuno che non fosse lui stesso, Robert Lorenz, nel film Di nuovo in gioco del 2012.


