Caricare un documento d’identità per continuare a usare un assistente AI potrebbe diventare realtà per alcuni utenti di Claude. La verifica dell’identità su Claude è finita al centro delle attenzioni dopo che Anthropic ha aggiornato la propria policy, prevedendo la possibilità di chiedere agli utenti un documento rilasciato dal governo per confermare età e identità. Una mossa che arriva in un momento delicato, mentre l’azienda cerca di gestire i rapporti con l’amministrazione Trump e una serie di pressioni normative.
Come funziona la verifica e chi viene coinvolto
Secondo quanto previsto dalla nuova sezione della policy, la richiesta non riguarda tutti. Si tratta di un piccolo gruppo di utenti, quelli il cui account viene segnalato per attività potenzialmente fraudolente ma non bloccato del tutto. L’idea, almeno sulla carta, è quella di offrire una via d’uscita: invece di chiudere subito l’account, si dà la possibilità di fare ricorso e dimostrare la propria identità. Da Anthropic fanno sapere che la modifica è stata introdotta il 17 giugno proprio come parte del processo di appello, e che non ha nulla a che fare con il lancio di altri prodotti come Fable o Mythos.
Quando scatta la procedura, all’utente viene chiesto di caricare la scansione di un passaporto o di una patente. Non solo: Anthropic raccoglie anche un selfie o un video, insieme a una versione digitalizzata che funziona come modello della geometria del volto. In alcuni stati americani, come l’Illinois, questo tipo di dato è considerato un dato biometrico tutelato per legge. Viene conservato pure il risultato della verifica, ad esempio se la persona ha raggiunto una certa età.
L’azienda ricorda di aver sempre richiesto che gli utenti fossero maggiorenni per usare Claude, e che all’inizio dell’anno aveva già introdotto controlli sull’età per rispettare le regole di vari stati e paesi. I controlli sull’identità erano stati annunciati, ma non comparivano ancora nei documenti ufficiali. Adesso il quadro cambia. Anthropic spiega di poter chiedere il documento per diversi motivi: gestire gli account, far rispettare i termini di servizio, prevenire e indagare su frodi, abusi e comportamenti illeciti, oltre che risolvere problemi di sicurezza.
Privacy, dati biometrici e rapporti con Washington
Tenere d’occhio più da vicino chi usa i suoi strumenti potrebbe essere un modo per Anthropic di rispondere a contenziosi legali, cambiamenti normativi e alle pressioni in arrivo dall’amministrazione Trump. I rapporti con la Casa Bianca restano tesi. A oltre una settimana di distanza, i funzionari di Trump hanno di fatto costretto l’azienda a ritirare i suoi ultimi modelli dedicati alla cybersecurity, sostenendo che un possibile jailbreak avrebbe potuto aggirare le protezioni. Alcuni racconti parlano anche di attriti personali tra l’azienda e l’amministrazione come vera causa della rottura.
Lo scontro arriva mesi dopo che il Dipartimento della Difesa aveva etichettato Anthropic come un rischio per la catena di fornitura, in apparenza come ritorsione per non aver concesso al governo l’uso della sua tecnologia per la sorveglianza di massa interna o per armi totalmente autonome.
Per i controlli, Anthropic si affida a Persona, società con sede a San Francisco. Gli utenti potrebbero vedere comparire una richiesta di verifica quando provano ad accedere a certe funzioni, oppure durante i controlli di routine sull’integrità della piattaforma. È Anthropic a decidere per quanto tempo Persona conserva i documenti, ma dall’azienda non hanno chiarito subito quando i dati vengano cancellati. Per fare un paragone, Roblox, altro cliente di Persona, dichiara che le immagini degli utenti vengono eliminate subito dopo l’elaborazione, riducendo il rischio che finiscano poi rubate o diffuse.