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Anthropic ha deciso di mettere un freno ai cloni di videogiochi generati con Claude, il suo modello di intelligenza artificiale, attraverso un piccolo aggiornamento che spinge lo strumento a rifiutare le richieste di ricreare giochi appartenenti ad altri. Il motivo è semplice. Usare l’IA per copiare la proprietà intellettuale di qualcun altro va contro le regole di utilizzo dell’azienda e potrebbe violare le norme sul diritto d’autore.
Del resto uno dei grandi punti di forza dell’intelligenza artificiale è proprio la velocità. I modelli aiutano a smistare montagne di file, producono video che preoccupano gli studi di Hollywood e permettono di costruire siti, attività e perfino giochi su misura. Con il cosiddetto vibe coding chiunque può creare un titolo giocabile in pochi minuti scrivendo semplici istruzioni testuali in strumenti diffusi come ChatGPT di OpenAI o Gemini di Google. Ed è qui che Anthropic sembra aver tracciato una linea precisa.
Cosa cambia con l’aggiornamento di Claude
A chiarire la questione è stato Addy Osmani, responsabile tecnico di Anthropic, che il 30 ottobre 2026 ha risposto sul social X ai dubbi di chi sosteneva che l’azienda avesse modificato Claude Opus 5.5 per impedirgli di generare copie di giochi esistenti. Osmani ha spiegato che sono state aggiunte due frasi alle istruzioni di Claude Code su Opus 5.5 proprio per allontanarlo dalla riproduzione di un gioco specifico creato da altri. I giochi originali, quelli che si ispirano a un genere e quelli costruiti a partire da progetti e risorse proprie dovrebbero continuare a funzionare senza problemi. L’azienda, ha aggiunto, continuerà a perfezionare il sistema per trovare il giusto equilibrio. Osmani si è anche offerto di esaminare i casi in cui gli sviluppatori amatoriali ritengono che Claude abbia rifiutato una richiesta senza motivo.
Nonostante la modifica, Claude continua a produrre giochi che ricordano i successi degli ultimi decenni. Una prova con la richiesta di creare qualcosa di simile a Breakout, con la parola Claude su ogni mattoncino, ha restituito una versione web giocabile del classico arcade. Nessun appassionato, però, l’avrebbe scambiata per l’originale.
Il confine sottile tra omaggio e violazione
Il tema non è nato con l’intelligenza artificiale. Nel 2014, dopo il boom di Flappy Bird, gli store si riempirono di imitazioni. Secondo David Kocan, avvocato esperto di proprietà intellettuale presso Nixon Peabody, i tribunali si confrontano con questo problema da molto tempo. Il diritto d’autore protegge l’espressione creativa originale di un gioco ma in genere non le idee di fondo, le regole o le meccaniche. In altre parole tutela il gioco creato e non il genere che si è contribuito a rendere popolare. Ecco perché nessuno può rivendicare l’esclusiva su un battle royale o su un platform a scorrimento laterale. In teoria sembra lineare ma nella pratica, osserva Kocan, la distinzione tra prendere in prestito un’idea e copiare l’espressione di qualcuno può diventare sfumata, soprattutto nei videogiochi dove meccaniche funzionali e creatività si intrecciano.
RTB Ruhan, fondatore e amministratore delegato dello studio di animazione e grafica per videogiochi Null Station, sostiene che l’IA abbia reso rapido ed economico oltrepassare quel limite, anche per chi non ha alcuna competenza artistica. Questo però non significa poter pubblicare o vendere un clone senza conseguenze, e dire che l’ha fatto l’IA non servirà come difesa. Il suo studio usa un test molto semplice. Si tolgono titolo e logo e ci si chiede se un giocatore riesca ancora a distinguere i due giochi. Se non ci riesce, il confine è stato superato.
Al momento nessuna legge obbliga le aziende di IA a bloccare i cloni di videogiochi. Secondo Eric Blatt, avvocato di Scale ed ex esaminatore dell’Ufficio brevetti e marchi degli Stati Uniti, Anthropic fa bene a tirare il freno. Se Claude, un software di proprietà dell’azienda che gira sui suoi server, riceve l’ordine di copiare un gioco e lo esegue, si potrebbe sostenere che sia stata Anthropic stessa a realizzare la copia. E le cronologie delle chat diventerebbero una miniera d’oro per i legali della controparte. Blatt ritiene che le cause non abbiano ancora tenuto il passo con la crescita dell’IA, ma potrebbero arrivare in fretta se un gioco ricostruito minacciasse direttamente il modello di business di un’azienda. Come ricorda Kocan, alla fine è la legge sul copyright a fissare i confini legali, mentre le aziende di IA devono decidere dove tracciare i propri, e le due linee non coincidono necessariamente.
Fonte: TecnoAndroid


