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Chrome 155 si aggiorna: falla critica nel Prerender e altri 9 bug

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Chi usa il browser di Google farebbe bene a controllare subito la versione installata, perché Chrome 155 ha bisogno di un nuovo aggiornamento di sicurezza a breve distanza dal precedente. Stavolta il motivo principale è una falla critica nel sistema Prerender, accompagnata da altre vulnerabilità di gravità diversa che interessano da vicino utenti privati, aziende e amministratori IT.

Il componente coinvolto non è certo secondario. Il Prerender lavora dietro le quinte per preparare in anticipo le pagine web e rendere la navigazione più rapida, quindi è attivo praticamente ogni volta che si apre un sito. Con questo intervento Google punta a ridurre i rischi legati alle debolezze individuate e a irrobustire le difese del browser, ricordando ancora una volta quanto sia importante tenere aggiornati i programmi che si usano tutti i giorni per stare in rete.

Cosa corregge la nuova versione stabile di Chrome 155

La release porta i numeri 155.0.8059.84 e 155.0.8059.85 e contiene correzioni per dieci problemi di sicurezza. Quello che salta subito all’occhio è catalogato con il codice CVE 2026 110922 e ha ricevuto la classificazione più alta, cioè Critical. Si tratta di un errore di tipo use after free proprio nel sottosistema Prerender.

Detto in parole semplici, questa famiglia di difetti si presenta quando un programma prova a usare una porzione di memoria che nel frattempo è già stata liberata. Una gestione sbagliata di questo tipo, in certe condizioni, può rendere instabile l’applicazione e offrire un varco a chi ha cattive intenzioni. Quanto sia grave dipende molto dalle circostanze in cui il bug può essere innescato e dalle protezioni che il software mette in campo.

Nel bollettino però non c’è soltanto la vulnerabilità principale. Compaiono anche diverse falle di livello High, tra cui un problema di memory corruption nel DOM, la struttura con cui il browser rappresenta e gestisce i contenuti delle pagine web. Proprio la presenza di difetti distinti suggerisce di guardare all’aggiornamento di Chrome nel suo complesso, senza fissarsi solo sul problema con l’etichetta più preoccupante.

I rischi per gli utenti e il ruolo della sandbox

La falla nel Prerender pesa parecchio perché, in scenari specifici, il suo sfruttamento potrebbe permettere l’esecuzione di codice da remoto e perfino un’evasione dalle protezioni della sandbox. Quest’ultima è un meccanismo di isolamento pensato per contenere i danni di un’eventuale compromissione, tenendo separati alcuni processi dal resto delle risorse del sistema. Riuscire ad aggirarla significherebbe allargare la portata di un attacco, anche se la reale possibilità di sfruttamento resta legata alle condizioni tecniche e alle difese presenti sul singolo dispositivo.

Per chi usa Chrome la cosa più sensata è inserire gli aggiornamenti nella normale manutenzione digitale e verificare periodicamente lo stato del browser. Vale soprattutto per i computer usati per lavorare, per accedere a servizi aziendali o per gestire informazioni riservate. Nelle organizzazioni avere una procedura chiara per distribuire le patch e controllare che vengano davvero applicate aiuta ad accorciare i periodi in cui i sistemi restano esposti.

Anche il modo in cui il problema è venuto a galla ha il suo peso. Il contributo dei ricercatori esterni serve a scovare comportamenti anomali prima che si trasformino in incidenti su larga scala, e la divulgazione coordinata dà ai produttori il tempo di analizzare i difetti e preparare le correzioni. Nel caso della vulnerabilità più grave di Chrome 155 la scoperta porta la firma di un ricercatore di Anthropic, realtà attiva nella ricerca sull’intelligenza artificiale.

Fonte: TecnoAndroid

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