Le spedizioni di chip domestici cinesi potrebbero toccare quota 5 milioni di unità nel 2026, secondo quanto emerso da una call con esperti organizzata da Deutsche Bank. Un dato che racconta bene la corsa della Cina verso l’autosufficienza tecnologica, soprattutto ora che il Paese si trova tagliato fuori dall’accesso ai chip per l’intelligenza artificiale più avanzati a causa delle sanzioni statunitensi. La maggior parte del fabbisogno interno viene coperta da due nomi ormai familiari, SMIC e la Shanghai Huahong Grace Semiconductor Manufacturing Corporation.
Una crescita spinta dalle sanzioni e dalla domanda interna
L’industria cinese si trova sotto pressione per stare al passo con la richiesta locale, dato che non può più comprare le ultime GPU per l’AI di NVIDIA. E qui c’è un dettaglio interessante. NVIDIA aveva progettato dei chip specifici pensati apposta per il mercato cinese, così da rispettare le regole imposte da Washington, ma il governo di Pechino sta limitando l’acquisto proprio di quei prodotti. L’obiettivo è chiaro, spingere le aziende locali a produrre di più e a contare sulle proprie forze.
Il tutto avviene mentre i grandi produttori cinesi restano bloccati dall’acquisto dei macchinari più moderni, quelli necessari per fabbricare le GPU di ultima generazione. Un paradosso che rende ancora più notevole ogni progresso raggiunto. Di recente il settore è finito sotto i riflettori quando Moonshot AI ha dichiarato che il suo modello Kimi K3 è stato sviluppato esclusivamente su chip locali.
I numeri della corsa cinese ai semiconduttori
Tornando ai dati della call di Deutsche Bank, le spedizioni di chip prodotti internamente potrebbero arrivare appunto a 5 milioni di unità quest’anno. Nel 2025 le aziende locali avevano spedito 4 milioni di pezzi, e la previsione è di salire a 5 milioni. Nel complesso ci si aspetta che il settore cresca a un tasso annuo composto del 30 per cento nei prossimi due o tre anni. E dentro questa cifra, la quota di produzione interna guidata da SMIC e Shanghai Hua Hong dovrebbe passare da circa il 40 per cento a oltre il 50 per cento.
Numeri che trovano conferma anche in un’analisi di JPMorgan. La banca stima che le spedizioni di chip per l’AI made in China possano balzare da 1 milione nel 2025 a cinque milioni nel 2028. Secondo queste previsioni, a fare la parte del leone saranno Huawei e Cambricon Technologies, quest’ultima sostenuta dal governo.
Proprio Cambricon aveva fatto discutere l’anno scorso, quando Goldman Sachs aveva stimato che l’azienda avrebbe spedito 2,3 milioni di unità del suo chip per l’intelligenza artificiale entro il 2030. Un’impennata arrivata dopo le sanzioni americane, che hanno costretto gli sviluppatori cinesi a ripiegare su prodotti progettati in casa. La stessa società, stando alle informazioni circolate, ricaverebbe l’80 per cento dei suoi ricavi da ByteDance.
C’è poi un aneddoto che rende l’idea di quanto questi dati abbiano sorpreso anche gli addetti ai lavori. Qualche giorno fa, leggendo la trascrizione di un’altra call di esperti sempre firmata Deutsche Bank, si parlava di spedizioni di chip cinesi già arrivate a 2,5 milioni di unità nell’anno in corso. Una cifra accolta all’inizio con scetticismo, quasi impossibile da credere, e poi rivelatasi tutt’altro che campata in aria.