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Nel cielo profondo esiste una chiave di violino cosmica che con la musica non ha nulla a che fare, ma che racconta uno scontro di proporzioni gigantesche tra ammassi di galassie. L’universo è pieno di strutture dalle forme sorprendenti e alcune finiscono per ricordare oggetti di uso comune, conosciuti da tutti. Capita perfino che qualcuna richiami un simbolo musicale, di quelli che chiunque abbia aperto uno spartito riconoscerebbe al primo colpo d’occhio.
Questa formazione enorme, osservata attraverso i radiotelescopi, somiglia in maniera incredibile al segno che apre il pentagramma. Gli astronomi le hanno dato un soprannome che non lascia spazio a interpretazioni e l’hanno chiamata Treble Clef, cioè proprio chiave di violino. Il nome strappa un sorriso, certo. Dietro quella curiosa somiglianza però si nasconde una storia decisamente più movimentata di quanto la sua forma elegante lasci immaginare, fatta di energia liberata e di incontri tutt’altro che pacifici.
Il ruolo di Chandra e il gruppo guidato dall’INAF
A fare luce sull’origine della struttura sono state le osservazioni dell’Osservatorio a raggi X Chandra della NASA. Grazie ai dati raccolti dallo strumento, un gruppo internazionale di ricercatori guidato da Andrea Botteon dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) è riuscito a ricostruire le tappe che hanno portato alla nascita di questa insolita figura. Non si tratta quindi di un semplice capriccio della natura né di una coincidenza visiva fine a se stessa. C’è un percorso preciso dietro, e gli scienziati sono riusciti a seguirlo a ritroso.
Stando a quanto emerso, la Treble Clef sarebbe il frutto di due eventi ben distinti. Il primo è l’eruzione di un buco nero supermassiccio, il secondo è la successiva collisione tra due ammassi di galassie. Due fenomeni diversi, avvenuti in momenti differenti, che sommati hanno modellato la materia fino a disegnare quella sagoma così familiare. Per comprendere davvero cosa sia accaduto bisogna fare un salto indietro nel tempo e partire dall’inizio della vicenda, cioè dal comportamento di quel buco nero.
Un buco nero in eruzione e un segnale che si affievolisce
Tutto comincia al centro di uno dei due ammassi. Lì si trova un buco nero che, secondo la ricostruzione dei ricercatori, avrebbe espulso quantità enormi di particelle cariche e di campi magnetici. Un’attività del genere non passa inosservata, perché produce emissioni radio molto intense, esattamente il tipo di segnale che i radiotelescopi sono in grado di captare. È proprio grazie a questa luce invisibile all’occhio umano che la chiave di violino cosmica si rivela agli strumenti puntati verso il cielo.
Quella fase così vivace però non è durata per sempre. Con il passare del tempo le particelle hanno perso progressivamente energia e il segnale radio si è indebolito poco alla volta, come un’eco che sfuma lentamente fino a diventare sempre più difficile da distinguere. Ed è da questo punto che la storia della Treble Clef prende una piega diversa, con l’entrata in scena del secondo protagonista della vicenda, lo scontro tra i due ammassi di galassie individuato dalle osservazioni di Chandra.
Fonte: TecnoAndroid


