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ChatGPT al 20% delle ricerche di Google: il dato di OpenAI

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ChatGPT gestisce oggi circa il 20% delle ricerche online prese in carico da Google, almeno stando a quanto dichiarato da uno dei responsabili di prodotto di OpenAI. È un numero che pesa parecchio, perché tocca il cuore stesso del business di Mountain View. Il motore di ricerca di Google resta il servizio più utilizzato al mondo per trovare informazioni sul web e con ogni probabilità lo sarà ancora per molto tempo. Eppure quella leadership assoluta che fino a poco fa sembrava impossibile da scalfire comincia a mostrare qualche crepa, e a preoccupare il colosso californiano è proprio il chatbot di OpenAI.

Mettendo da parte per un attimo le alternative più tradizionali, da Bing a DuckDuckGo, la vera partita sembra giocarsi tra due approcci molto diversi alla ricerca di informazioni. Da una parte c’è la classica casella in cui digitare qualche parola, dall’altra una conversazione vera e propria con un’intelligenza artificiale che risponde, approfondisce e rilancia.

Le parole di Adam Fry e il nodo delle query

A fornire la statistica è stato Adam Fry, Consumer Product Lead di ChatGPT, nel corso di un’intervista rilasciata al giornalista Alex Kantrowitz a New York. Lo stesso Fry ha poi rilanciato la chiacchierata sui social il 3 novembre 2026, spiegando di aver condiviso gli ultimi dettagli sulla recente crescita del servizio tra i consumatori e sul modo in cui le persone lo usano in tutto il mondo. Non è mancato un ringraziamento al team che ha lavorato per rendere possibile questo risultato.

Detta così la percentuale è davvero enorme, soprattutto se si pensa ai volumi che Google macina ogni giorno. Prima di trarre conclusioni però conviene capire quale sia il parametro di misurazione utilizzato per arrivare a quel 20%, perché paragonare i due servizi non è affatto semplice.

Storicamente su Google una ricerca coincide con una query, cioè con l’invio di un termine o di una frase che restituisce come risposta una SERP, la classica pagina dei risultati. Su un servizio come ChatGPT, che basa tutto il proprio modello di interazione su uno scambio continuo con l’utente, il concetto diventa più sfumato. L’equivalente di una query è una semplice domanda? Su questo punto Fry non è stato del tutto esplicito. La sua spiegazione è che ogni volta che una persona pone una domanda e il chatbot effettua una ricerca sul web, quella viene considerata a tutti gli effetti una ricerca. Una definizione che lascia comunque qualche margine di interpretazione.

1,2 miliardi di utenti e la risposta di Google con AI Mode

Al di là dei criteri di calcolo, la crescita di ChatGPT è fuori discussione. Negli ultimi due mesi il chatbot di OpenAI ha guadagnato 200 milioni di nuovi utenti, arrivando a toccare quota 1,2 miliardi di account attivi su base mensile. Numeri che rendono bene l’idea di quanto l’assistente sia ormai entrato nelle abitudini quotidiane di una fetta enorme di persone.

Ed è proprio questo andamento a spiegare perché a Mountain View si stia puntando sempre di più su AI Mode, la modalità che porta l’intelligenza artificiale direttamente dentro l’esperienza di ricerca di Google. L’obiettivo è offrire risposte più articolate senza costringere gli utenti a cambiare piattaforma.

Quello dei motori di ricerca e quello dell’intelligenza artificiale sono di fatto due mondi che si stanno incontrando. Il punto di contatto tra i due è rappresentato proprio dalle modalità con cui tutti cerchiamo e accediamo alle informazioni online.

Fonte: TecnoAndroid

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