Il caro carburanti è tornato prepotentemente al centro del dibattito politico italiano, e questa volta la tensione è palpabile. Il conflitto in Iran e l’instabilità che ha investito tutto il Medio Oriente hanno fatto schizzare i prezzi alla pompa, costringendo il governo a intervenire con un taglio delle accise di circa 25 centesimi al litro. Una misura d’emergenza, con durata limitata a 20 giorni, i cui effetti reali sono stati in parte vanificati dal contestuale rincaro del petrolio. Il punto è che quel tempo sta per scadere: il 7 aprile segna la fine ufficiale dello sconto. E mentre gli automobilisti guardano il calendario con un certo nervosismo, dai palazzi della politica arrivano segnali che lasciano intravedere una possibile proroga. La crisi internazionale non accenna a rientrare, e l’esecutivo starebbe già ragionando su un’estensione del decreto per evitare un contraccolpo economico che potrebbe rivelarsi pesantissimo per famiglie e imprese.
Lo scenario senza proroga: prezzi record e effetto domino
Guardando i numeri, la situazione è già piuttosto seria. Il prezzo del gasolio ha toccato una media nazionale di 2,067 euro al litro, con picchi oltre i 2,10 euro a Bolzano e Trento. Non si tratta di oscillazioni casuali: tutto dipende dalle tensioni geopolitiche, con epicentro lo Stretto di Hormuz, da cui transita il 20% del greggio mondiale. Nel frattempo il Brent ha superato la soglia psicologica dei EUR 96 al barile, e il prezzo industriale dei carburanti è cresciuto di 20 centesimi rispetto a metà marzo.
Ora, se il governo non dovesse intervenire con una proroga entro l’8 aprile, le conseguenze sarebbero difficili da contenere. Senza lo sconto attuale il prezzo del gasolio schizzerebbe verso i 2,3 euro al litro, un record storico che supererebbe persino i livelli raggiunti durante la grande crisi del marzo 2022, quando a far esplodere i costi fu il conflitto in Ucraina. E non si tratterebbe solo di un problema per chi guida: un rincaro di questa portata innescherebbe un effetto a catena sui prezzi dei beni di consumo, visto che il diesel resta il carburante principale per il trasporto merci in tutta la penisola.
La proroga sembra quasi inevitabile, ma resta il nodo delle risorse
Nonostante non ci siano dichiarazioni ufficiali, le indiscrezioni che circolano tra i corridoi della maggioranza descrivono la proroga del taglio delle accise come un atto praticamente scontato. Da Fratelli d’Italia alla Lega, passando per Forza Italia, il consenso sulla necessità di estendere la misura almeno fino a fine aprile sembra ampio. L’ipotesi più accreditata prevede la convocazione di un Consiglio dei Ministri ad hoc subito dopo Pasqua, per varare un nuovo decreto legge, strumento considerato più rapido ed efficace rispetto a un emendamento parlamentare.
Il vero ostacolo, però, è dove trovare i soldi. Prorogare la misura per altri trenta giorni costerebbe alle casse dello Stato almeno 500 milioni di euro, che si andrebbero a sommare ai 528 milioni già spesi nella prima fase. Il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si trova a gestire un equilibrio delicatissimo tra contenimento del deficit e protezione del sistema produttivo. Una delle strade allo studio sarebbe attingere ai fondi residui del Piano Transizione 5.0, ma questa ipotesi sta già provocando reazioni molto dure da parte di Confindustria e delle imprese che contavano su quegli incentivi per i propri investimenti. L’Italia del trasporto su gomma, nel frattempo, resta appesa a una decisione che potrebbe arrivare nei prossimi giorni.