Una capsula del tempo destinata a restare sepolta per due secoli e mezzo sta per finire sottoterra negli Stati Uniti, a tre metri di profondità, con l’idea precisa che nessuno la riapra prima del 4 luglio 2276. Una data scelta non a caso, visto che coincide con il cinquecentesimo anniversario della nascita del paese. E chi vivrà in quell’epoca, sempre che la capsula regga al passare del tempo, si troverà davanti a una collezione di oggetti piuttosto fuori dal comune. Più, soprattutto, una quantità notevole di poesia.
Cosa finisce dentro la capsula del tempo
L’operazione ha qualcosa di affascinante e un po’ azzardato allo stesso tempo. Seppellire qualcosa con l’intenzione che resti intatto per 250 anni significa scommettere su materiali, condizioni del terreno e una buona dose di fortuna. La capsula del tempo raccoglie elementi pensati per raccontare un’epoca a chi non l’ha vissuta. Una specie di messaggio lanciato verso il futuro senza alcuna garanzia di risposta.
Tra ciò che verrà conservato spicca una presenza massiccia di poesia, scelta evidentemente come forma capace di attraversare le generazioni meglio di tanti altri linguaggi. Le parole, in fondo, resistono in modi che gli oggetti fisici spesso non riescono a eguagliare. E affidare a versi e componimenti il compito di parlare a persone lontane nel tempo dice molto su cosa si voglia tramandare.
Un appuntamento fissato per il 2276
La scelta del 4 luglio 2276 trasforma questa sepoltura in una sorta di promessa a lungo termine. Non si tratta di un gesto qualunque ma di un appuntamento preciso, fissato con largo anticipo per coincidere con una ricorrenza simbolica di enorme peso per gli Stati Uniti. Chi seppellisce oggi non vedrà mai il risultato del proprio lavoro, e questo aggiunge un che di poetico all’intera faccenda.
I tre metri di profondità non sono un dettaglio trascurabile. Quella distanza dalla superficie serve a proteggere il contenuto da intemperie, manomissioni e dal normale logorio che il tempo porta con sé. Una capsula del tempo interrata così in profondità ha qualche possibilità in più di arrivare integra alla data prevista, anche se nulla è davvero certo quando si parla di orizzonti temporali tanto lunghi.
L’idea di fondo resta quella di un dialogo tra epoche distanti, dove chi vive nel presente prova a immaginare cosa potrebbe interessare o sorprendere chi verrà dopo. Gli oggetti scelti, insieme a tutta quella poesia, diventano allora il modo per dire qualcosa a generazioni che non conosceremo mai, sperando che quel messaggio arrivi davvero a destinazione tra duecentocinquanta anni.