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Camini inerziali nel Pacifico: la Cina li scopre con dati USA

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Più di vent’anni fa gli Stati Uniti hanno posizionato decine di sensori sul fondo del Pacifico per studiarne le correnti. Oggi quei dati sono stati ripresi da un gruppo di scienziati della Cina, che li ha usati per individuare enormi corridoi invisibili capaci di collegare la superficie dell’oceano con le profondità. I ricercatori li chiamano camini inerziali e comprenderne il funzionamento potrebbe trasformarsi in un vantaggio concreto in uno degli scenari militari più contesi del pianeta.

Lo studio porta la firma dell’Istituto di Oceanologia dell’Accademia Cinese delle Scienze ed è stato pubblicato sulla rivista scientifica Deep Sea Research Part I. L’aspetto più curioso riguarda la provenienza delle misurazioni, raccolte da una rete finanziata in origine dalla Fondazione Nazionale per la Scienza degli Stati Uniti, la NSF. La ricerca finisce così per unire due realtà in apparenza lontane: un progetto scientifico americano di due decenni fa e gli sforzi attuali di Pechino per conoscere meglio un ambiente sottomarino sempre più rilevante per sicurezza e difesa.

Camini inerziali nel Pacifico: dalla rete KESS ai camini inerziali

Tutto è cominciato nell’aprile del 2004, quando ricercatori dell’Università di Rhode Island, dell’Istituzione Oceanografica di Woods Hole e dell’Università delle Hawaii hanno installato una serie di strumenti a est del Giappone, nella zona di estensione della corrente di Kuroshio. Il sistema, battezzato KESS, contava 46 stazioni sparse su un’area di circa 600 per 600 chilometri, quindi 360.000 chilometri quadrati, ed è rimasto operativo fino a giugno 2006. Gli apparecchi adagiati sul fondale registravano la pressione e le correnti profonde, oltre al tempo impiegato dai segnali acustici per salire in superficie e tornare indietro. Due decenni più tardi gli studiosi cinesi hanno sfruttato quell’archivio per capire come l’energia riesca ad arrivare fino al fondo dell’oceano.

Non si parla di strutture solide né di gigantesche tubature nascoste sott’acqua. I camini inerziali sono corridoi dinamici di trasmissione dell’energia. Quando il vento agita la superficie del mare genera onde interne che possono propagarsi attraverso strati d’acqua con temperature e densità diverse. Il gruppo di ricerca ha scoperto che alcuni vortici anticiclonici, che nell’emisfero settentrionale ruotano in senso orario, favoriscono la concentrazione di questa energia e la sua discesa verso gli abissi. Il fenomeno aiuta a spiegare come eventi meteorologici che avvengono migliaia di metri più in alto possano influenzare le condizioni del fondale.

La scoperta poggia anche su numeri precisi. Il team ha messo a punto un modello statistico in grado di spiegare il 76% della variabilità osservata nell’energia delle onde vicine al fondo. All’interno di questa quota il 68% dipende da processi degli strati superiori dell’oceano, con il 28% legato all’energia delle onde in arrivo dall’alto, il 26% alla stratificazione dell’acqua e il 14% alla rotazione dei vortici. Il restante 32% è invece associato alle correnti locali vicine al fondale. Va fatta però una distinzione importante, perché queste cifre descrivono il peso dei vari fattori nel comportamento catturato dal modello e non indicano la misura diretta di un flusso fisico pari al 68% di tutta l’energia oceanica proveniente dalla superficie.

Il legame con la guerra sottomarina

L’interesse per lo studio va oltre la semplice comprensione delle correnti. Le variazioni di temperatura e salinità modificano infatti la velocità e i percorsi del suono sott’acqua, un elemento cruciale per i sistemi sonar impiegati da navi e sottomarini. Sapere come cambiano queste condizioni consente di affinare i modelli acustici, individuare le aree dove i segnali viaggiano più lontano e prevedere quelle in cui il rilevamento diventa più complicato. Gli stessi autori sottolineano che unire osservazioni prolungate e modelli di propagazione sonora potrebbe migliorare la previsione dell’ambiente acustico e offrire informazioni utili per il rilevamento e le comunicazioni subacquee. Lo studio comunque non dimostra che la Cina abbia già sviluppato un nuovo sistema di rilevamento militare partendo da questi dati.

La scoperta arriva mentre Pechino sta ampliando la propria conoscenza dei mari strategici. A marzo 2026 un’inchiesta ha documentato come alcune navi scientifiche cinesi conducano campagne di mappatura e raccolta di dati oceanografici nel Pacifico e in altri oceani, in aree rilevanti anche per le operazioni sottomarine. Conoscere profondità, correnti e proprietà acustiche dell’acqua può migliorare sia la navigazione sia il funzionamento dei sensori militari. In questo contesto la ricerca sui camini inerziali mostra il valore strategico delle informazioni oceanografiche, dato che dati raccolti vent’anni fa per rispondere a domande scientifiche possono oggi fornire conoscenze potenzialmente utili nella competizione navale tra Stati Uniti e Cina. Con un dettaglio ironico, visto che l’infrastruttura originale era stata finanziata proprio da Washington.

Fonte: TecnoAndroid

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