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La revisione di bilancio sta attraversando una fase delicata. Con l’ingresso dell’intelligenza artificiale nei processi contabili, una parte crescente dei numeri che compaiono nei conti delle aziende nasce da algoritmi predittivi e non più soltanto da calcoli tradizionali. Una trasformazione che porta efficienza, certo, ma che espone imprese e revisori a una serie di rischi nuovi, spesso poco visibili e proprio per questo più insidiosi. Il punto è abbastanza intuitivo anche per chi non mastica contabilità tutti i giorni. Quando un valore viene generato da un modello automatico, capire come ci si sia arrivati non è sempre immediato. E un bilancio che poggia su meccanismi difficili da ricostruire diventa, inevitabilmente, più complicato da verificare. Il lavoro di controllo cambia natura e richiede strumenti diversi rispetto al passato.
Stime opache e decisioni difficili da ripetere
Il primo nodo riguarda le stime opache. Molte voci di bilancio si basano da sempre su valutazioni e previsioni, ma quando a produrle è un sistema di intelligenza artificiale il percorso logico che porta al risultato può restare nascosto. Il numero finale c’è, appare plausibile, eppure le ragioni che lo sostengono non sono sempre chiare né facili da spiegare a chi deve controllarle.
A questo si aggiunge il tema delle anomalie prive di rilievo. Gli strumenti automatici sono bravissimi a individuare scostamenti e irregolarità, ma non tutte le segnalazioni hanno lo stesso peso. Distinguere ciò che conta davvero da ciò che è semplice rumore diventa una parte essenziale del lavoro, e richiede giudizio umano più che potenza di calcolo.
Poi c’è la questione forse più spinosa, ovvero le decisioni non replicabili. Un principio cardine della revisione è la possibilità di ripercorrere un’operazione e ottenere lo stesso esito. Se un algoritmo arriva a conclusioni che non si riescono a riprodurre, la verifica perde uno dei suoi pilastri fondamentali e il revisore si ritrova a lavorare su basi meno solide.
Sistemi informatici vulnerabili e nuove competenze
Più i conti dipendono dalla tecnologia, più diventa cruciale la tenuta dei sistemi IT che li elaborano. Infrastrutture vulnerabili significano dati potenzialmente compromessi, e dati compromessi significano bilanci meno affidabili. La sicurezza informatica, insomma, non è più una faccenda che riguarda soltanto il reparto tecnico, ma entra a pieno titolo tra le preoccupazioni di chi certifica i numeri di un’azienda.
Da qui la necessità di controlli più profondi. Non basta più guardare il risultato finale e verificarne la coerenza. Serve andare a fondo, esaminare i modelli, capire come vengono alimentati e come producono le loro valutazioni. Un approccio di questo tipo presuppone competenze tecnologiche che fino a poco tempo fa non facevano parte del bagaglio tipico di un revisore e che oggi diventano indispensabili. Il profilo professionale, quindi, si allarga. Accanto alla preparazione contabile e normativa occorre una familiarità concreta con il funzionamento degli algoritmi, abbastanza da saperne interrogare i risultati e da riconoscerne i limiti.
Una responsabilità che va oltre i numeri
Il cambiamento non riguarda soltanto chi esegue la verifica. Anche il management delle imprese è chiamato a un salto di qualità. La responsabilità manageriale non può più fermarsi alla correttezza formale dei dati esposti, perché un numero esatto prodotto da un sistema poco trasparente resta comunque un numero difficile da difendere. Chi guida un’azienda deve quindi farsi carico anche di come quei valori vengono generati, della qualità dei sistemi utilizzati e della possibilità di spiegarne il funzionamento. Bilanci sempre più dipendenti dall’intelligenza artificiale richiedono una supervisione capace di andare oltre la semplice correttezza dei numeri, abbracciando l’intero processo che li produce.
Fonte: TecnoAndroid


