BYD non vuole più essere percepita come il marchio cinese che vende auto in Europa, ma punta a diventare un costruttore europeo a tutti gli effetti. L’obiettivo è chiaro e dichiarato apertamente: ribaltare la percezione del brand nel giro di cinque anni. E la cosa interessante è che la strategia non è solo sulla carta, sta già muovendo i suoi pezzi su più tavoli nello stesso momento.
I numeri, del resto, danno una bella spinta a questa ambizione. Nel 2025 le vendite di BYD nel continente sono cresciute del 270%, con quasi 188.000 unità immatricolate. Non parliamo più di una curiosità arrivata dall’altra parte del mondo, ma di un concorrente che ormai pesa eccome sul mercato.
Produzione locale e una gamma pensata per l’Europa
Il primo mattone di tutto è la produzione locale. Lo stabilimento di Szeged, in Ungheria, dovrebbe avviare le linee entro il quarto trimestre di quest’anno. Ma l’azienda non ha intenzione di fermarsi: è già alla caccia di un secondo sito produttivo, con un occhio di riguardo per il Sud Europa o la Spagna. L’idea, furba va detto, non è tirare su una fabbrica da zero. Piuttosto rilevare impianti già esistenti da gruppi storici che oggi si ritrovano con troppa capacità produttiva inutilizzata. Tempi più rapidi, operai già formati, filiere locali pronte all’uso.
Poi c’è il capitolo prodotti, ed è qui che si vede quanto BYD abbia studiato il mercato europeo. Puntare solo sull’elettrico puro non basta a convincere la maggior parte degli automobilisti, ancora un po’ frenati dai dubbi sull’autonomia e dalla scarsità di colonnine. La risposta porta il nome di Dolphin G DM-i, la prima vettura sviluppata apposta per il vecchio continente. Un’ibrida plug in con motore 1.5 a benzina affiancato da un sistema elettrico. Due le versioni: una con batteria da 7,42 kWh, buona per circa 40 km in elettrico, e una top da 18,3 kWh capace di arrivare a 105 km a zero emissioni. Il prezzo di partenza è 28.790 euro, in piena concorrenza con le compatte del segmento B.
Ricarica, rete commerciale e l’assalto al premium
Il terzo fronte riguarda la rete di ricarica e la presenza commerciale. L’azienda sta costruendo una rete di ricarica rapida sparsa per tutto il continente, accompagnata da punti vendita e centri di assistenza diffusi sul territorio. A Bologna, tra l’altro, è già operativa la prima stazione FLASH Charging da 1.500 kW in Italia, firmata dal sub brand Denza.
E proprio Denza è l’altra faccia di questa offensiva. BYD non vuole presidiare soltanto la fascia accessibile, punta dritto anche al segmento premium con la Z9 GT, piazzata senza troppi giri di parole contro Porsche e Mercedes. La logica è coprire ogni fascia di mercato, dalla city car all’ammiraglia sportiva, senza lasciare neanche uno spiraglio alla concorrenza.
Cinque anni per passare da marchio d’importazione a costruttore europeo sembrano davvero pochi. Ma quel 270% di crescita racconta una cosa precisa: BYD non si sta limitando a parlare.