BYD ha appena tolto un altro pezzetto di terreno ai marchi europei, e stavolta lo ha fatto in un modo che fino a poco tempo fa sembrava fantascienza. Il costruttore cinese ha immatricolato più auto di Citroën in Europa nel mese di maggio, un dato che pesa più per il suo valore simbolico che per i numeri assoluti. È la prima volta che un brand cinese scavalca un nome così radicato nella storia dell’automobile del Vecchio Continente.
Che le case cinesi stiano guadagnando spazio non è certo una novità. Da qualche anno le strade si riempiono di modelli firmati BYD, Omoda, Jaecoo, Leapmotor, MG e tanti altri. La ricetta è semplice e maledettamente efficace: prezzi competitivi e tanta tecnologia a bordo. Ma i numeri dell’Associazione Europea dei Costruttori di Automobili, la ACEA, raccontano quanto rapidamente sia cambiato lo scenario.
Il sorpasso che nessuno si aspettava
Nel dettaglio, BYD ha registrato 32.380 unità contro le 31.665 di Citroën, considerando l’insieme formato da Unione Europea, paesi EFTA e Regno Unito. Il distacco è minimo, ma il segnale è forte. La crescita del marchio cinese è a dir poco impressionante, soprattutto fuori dal mercato domestico. A maggio le immatricolazioni sono schizzate del 136,6% rispetto allo stesso mese del 2025, portando la quota di mercato nell’area EU più EFTA più Regno Unito al 2,8%, contro l’1,2% di un anno prima.
Citroën, al contrario, chiude il mese in calo dell’1,6%. Va detto che il sorpasso riguarda la macroarea allargata, perché guardando solo i dati della Unione Europea il marchio francese resiste ancora davanti, con 29.227 immatricolazioni contro le 26.017 di BYD. Ma la forbice si è ristretta parecchio rispetto all’anno scorso. Il motore di questa espansione è stato soprattutto in Italia, Francia e Germania, dove BYD ha moltiplicato le vendite. Nei primi cinque mesi dell’anno il costruttore cinese ha già accumulato 135.307 auto immatricolate in questa regione, con un balzo del 145,2% sul 2025.
Non solo BYD, l’onda cinese cresce
E qui viene il bello, perché BYD non è affatto un caso isolato. Le case cinesi nel loro complesso hanno raggiunto a maggio una quota di mercato del 10,7% in Europa, il loro massimo storico. Chery ha fatto impennare le immatricolazioni del 244,1%, mentre Leapmotor, sostenuta da Stellantis, le ha moltiplicate per più di cinque, con una crescita del 465,1% nella stessa area. Persino Tesla, che cinese non è, ha cavalcato la stessa spinta verso l’elettrico con un aumento del 107,9%, merito dell’arrivo delle nuove versioni Standard di Model 3 e Model Y.
Nonostante i dazi che l’Unione Europea ha imposto nel 2024 alle elettriche cinesi, misura che ha frenato solo in parte l’offensiva, i marchi cinesi continuano a macinare numeri da capogiro. Il contesto è quello di un mercato europeo nel pieno della transizione verso l’elettrificazione. Tra gennaio e maggio del 2026 le auto elettriche a batteria rappresentano ormai il 20% delle immatricolazioni nell’Unione Europea, contro il 15,3% di un anno fa. Gli ibridi restano l’opzione più popolare con il 37,8% del mercato, tenendo conto che in questa fetta rientrano anche i mild hybrid, dove il motore a benzina conta più della piccola batteria. La somma di benzina e diesel, intanto, è scivolata al 30,1%.