Chi segue il mondo della Formula 1 sa bene che dietro ogni scuderia c’è molto più dello sport. Essere presenti in griglia significa esistere a livello globale, costruire un’immagine che vale più di qualsiasi campagna pubblicitaria. Che si vinca o meno, poco importa: il palcoscenico è già il premio. Ed è esattamente per questo che BYD sta spingendo per ottenere un posto nella prossima stagione.
La conferma arriva da fonti giapponesi, che hanno riportato l’esistenza di trattative in corso tra il costruttore cinese e i vertici della FIA. Ma il dettaglio più significativo è un altro: Stella Li, vicepresidente di BYD, ha rotto il silenzio dichiarando apertamente che la Formula 1 rappresenterebbe l’occasione perfetta per “mettere alla prova la nostra tecnologia”. Non esattamente parole di circostanza.
Per un marchio che sta scalando le classifiche di vendita a livello mondiale ma che fatica ancora a costruirsi una reputazione solida fuori dalla Cina, un ingresso nel mondo della Formula 1 sarebbe un segnale fortissimo. Parliamo di un brand che nel settore delle auto elettriche e ibride è già un peso massimo, ma che sul piano dell’immagine ha ancora strada da fare, soprattutto in Europa.
Il regolamento 2026 gioca a favore della tecnologia ibrida cinese
E qui entra in gioco un fattore che rende il momento particolarmente favorevole per BYD. Il regolamento 2026 della Formula 1 prevede un’elettrificazione sempre più marcata delle monoplaces, con una ripartizione della potenza al 50/50 tra la parte elettrica e il motore termico V6 da 1.6 litri. Una configurazione che sembra quasi cucita su misura per chi, come BYD, ha costruito il proprio successo sulla tecnologia ibrida plug-in, quella che in casa chiamano DM-i.
Correre fianco a fianco con nomi come Aston Martin, McLaren e Ferrari sarebbe ovviamente lusinghiero. Ma al di là del prestigio, permetterebbe a BYD di dimostrare in pista ciò che finora ha dimostrato solo nei numeri di vendita: che la sua tecnologia è competitiva ai massimi livelli.
Scuderia propria o sponsor? Le opzioni sul tavolo
Naturalmente, entrare in Formula 1 non è esattamente come aprire un nuovo concessionario. Il costo di ingresso è enorme, e anche per un gigante come BYD le valutazioni economiche pesano. Non è detto che il costruttore cinese scelga di creare una scuderia completa da zero. Tra le ipotesi c’è anche quella di entrare come grande sponsor, una soluzione meno d’impatto simbolico ma decisamente più sostenibile dal punto di vista finanziario.
Quello che manca davvero a BYD, in fondo, è proprio la percezione del marchio a livello internazionale. Le vendite crescono, certo, ma l’immagine di marca resta fragile fuori dai confini asiatici. La Formula 1 potrebbe cambiare tutto, garantendo visibilità su ogni circuito del pianeta, settimana dopo settimana.
Va detto che qualche impresa notevole BYD l’ha già messa a segno. Con Yangwang, il suo brand di lusso, ha portato la U9 Xtreme a battere il record al giro per un’auto elettrica al Nürburgring. Un risultato eccezionale, ma che nella memoria collettiva è già sbiadito. Ed è proprio questo il punto: servono palcoscenici permanenti, non singoli exploit. La Formula 1 offrirebbe esattamente quel tipo di esposizione continuativa che nessun record isolato potrà mai garantire.